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Tagliavento story: da parrucchiere ad arbitro record

L'arbitro Tagliavento al centro

Giorgio Palenga
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In Italia ci sono 35mila arbitri. Di tutti loro, ogni anno, sono abilitati a dirigere gare di serie A in 22. Di questi 22, 10 sono internazionali. Tra questi 10 solo 4 possono vantare il rango di “internazionali d'elite”, ovvero sono tra i migliori primi 23 direttori di gara di tutta Europa. Paolo Tagliavento, di Terni, è uno di quei 22, uno di quei 10 e anche uno di quei 4 ormai da anni. In serie A il fischietto della sezione di Terni ci sta dalla stagione 2003-2004, quando, all'ultima giornata, esordì in un Chievo-Bologna 2-1. Era il suo primo anno alla Can di A e B (all'epoca ancora unico gruppo di arbitri), quindi fino all'anno prima aveva diretto le gare di C1, da cui era stato promosso dopo appena due anni. Un predestinato. Il 19 febbraio 2017 Paolo Tagliavento ha diretto la sua 200esima gara in A, Udinese-Sassuolo finita 1-2, numero salito a 201 perché il designatore, ha deciso mandarlo a dirigere Inter-Roma, finita 1-3. Quindi siamo già a quota 201. Tagliavento si avvia ad entrare tra i primi 10 arbitri (attualmente è 11esimo) per numero di presenze in A della storia del calcio italiano. Meglio di lui, in attività, ci sono i soli Rizzoli (229) e Rocchi (209), gli altri hanno nomi epici o la memoria delle loro gesta si perde nella notte dei tempi: Concetto Lo Bello (329, all'epoca non c'era limite di età), Jonni (263), Collina (240), Farina (236), Orlandini (235), Agnolin (226), Pairetto (219), Rigato (207). Tagliavento, che effetto fa? “Essere accostato a questi grandi nomi è un onore e motivo di grande orgoglio, anche perché se è tanto difficile arrivare a certi livelli lo è ancor più riuscire a restarci”. Tagliavento, dopo quasi 14 anni, è ancora saldamente in sella. L'arbitraggio le ha cambiato la vita... “Senza dubbio. Sono figlio di due genitori fantastici che non mi hanno mai fatto mancare niente. La mia vita, se non fossi diventato arbitro, era segnata. Avrei fatto il parrucchiere, come mio padre. Peraltro ho continuato ad andare a negozio fino a quando sono arrivato in serie A. L'arbitraggio mi ha dato tantissimo e qualcosa, ovviamente, ho dovuto sacrificare. Penso ad alcune ‘assenze' pesanti in ambito familiare: compleanni, primi giorni di scuola, più di qualche recita dei miei figli. Anche quando è mancata mamma sono riuscito ad arrivare solo dopo: quando accadde io ero a San Siro”.