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Figlio non gioca mai, tecnico e presidente replicano alla madre

Roberto Minelli
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La madre del piccolo giocatore della Olympia Thyrus, campionato Giovanissimi provinciali, che accusa allenatore e presidente di non aver fatto scendere in campo il figlio, rimarcando che a quell'età il calcio dovrebbe essere soprattutto formazione e non selezione e competizione. Rispondono l'allenatore Nicola Traini e il presidente Sandro Corsi. I genitori lamentavano il fatto che l'allenatore non avesse fatto giocare il figlio nell'ultima partita, a risultato ormai ampiamente acquisito. Mister Traini li smentisce: “Forse dimentica (rivolto alla madre del ragazzo ndr) che per più volte alla fine della stessa le ho riferito che il ragazzo non è voluto scendere in campo, cosa che hanno fatto gli altri quattro ragazzi che si sono scaldati insieme a suo figlio”. Per poi precisare anche sull'età del ragazzo: “Su tutti i quotidiani è stato riportato, Il tredicenne, vorrei ricordarle, se ne avesse bisogno, che suo figlio ha 15 anni e fa un campionato completamente diverso da un ragazzo di 13 anni. All'Olympia Thyrus - precisa l'allenatore Traini - tutti i ragazzi di 13 anni giocano in egual misura; a 15 anni invece si fanno già scelte tecniche e questo vale per tutti i settori giovanili d'Italia”. Poi la stoccata: “Se lei avesse manipolato ad arte l'età di suo figlio sarebbe molto preoccupante. O forse ha dimenticato che è nato nel 2001?”. Alla madre risponde anche il presidente dell'Olympia Thyrus, Sandro Corsi, anche lui dando la sua versione sull'episodio dell'ultima partita di campionato: “Mister Traini amatissimo da tutti i suoi ragazzi, come testimoniano le foto, ha chiesto al ragazzo insieme e sottolineo insieme agli altri ragazzi in panchina di entrare in campo nell'ultima parte del secondo tempo, ma il ragazzo si è rifiutato. A fine partita ho personalmente accompagnato il ragazzo negli spogliatoi dove tutti gli altri stavano festeggiando ed è stato accolto con applausi ed abbracci; ed i suoi compagni lo confortavano sottolineando che la vittoria del campionato era merito di tutti. Io - precisa Corsi - ho solo cercato di far riflettere il ragazzo e spero i genitori raccontando come Gianni Rivera, fresco primo pallone d'oro italiano, fu fatto giocare 5 minuti nella finale di coppa del mondo del 1970 e a risultato acquisito. Per quanto riguarda le quote mensili ringraziamo davvero la famiglia, ma queste garantiscono le attività di allenamento, utenze, spese federali etc ma quando si è nei campionati giovanili ovvero non più scuola calcio le scelte nelle partite di campionato sono basate su considerazioni tecniche e comunque il ragazzo ha giocato diverse partite e siamo contenti dì averlo avuto con noi”.