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L'addio al veleno di Damaschi: "Foligno ingrata"

Luca Mercadini
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Damaschi, quando ha maturato davvero la decisione di lasciare il Foligno? “Sinceramente bisogna ripercorrere l'excursus dei 4 anni ricoperti nelle varie funzioni. Ci ho messo come sempre tanta passione, ma le difficoltà sono sempre state tante e l'ambiente, anche in maniera giustificata, non è mai stato fantastico. Di certo dalla contestazione di Spoleto in poi è stata un'escalation che ha incrociato anche fattori strettamente personali che mi hanno portato a decidere di fare un passo indietro”. Quando i primi contatti con Nuccilli e come vi siete conosciuti? “Nuccilli ha prima incontrato Pandalone e giovedì 11 febbraio è toccato a me, ho presentato nero su bianco la "lista della spesa" e i conti societari”. E' sicuro di aver lasciato in buone mani? “Un certo lavoro di verifica è stato fatto, i progetti sono importanti e fare una conferenza stampa come quella di presentazione senza nulla alle spalle sarebbe follia, poi non posso certo garantire per terzi. Alcune credenziali sottoposte alla parte venditrice sono di rilievo”. Perché quest'anno è funzionato poco o nulla? “Nessuno è esente da colpe a partire dal sottoscritto, visto l'andazzo bisognava ripartire con un passo più felpato. Abbiamo voluto provare a generare enstusiasmo con i risultati, ma questo circolo virtusoso non si è creato, quando cambi allenatore alla quarta giornata è già sintomatico, abbiamo provato a raddrizzare la baracca ed a un certo punto sembrava che fossimo sulla strada giusta, poi in quindici giorni abbiamo bruciato tutto. In campo però ci vanno i giocatori e siccome ho sempre sostenuto che quando si vince larga parte del merito è loro è altrettanto vero che quando si perde il demerito è per la maggior parte loro. Credo, e non è opinione solo mia che dovevano e potevano fare molto di più”. Perché la città non l'ha aiutata e con i tifosi non è mai nato il giusto feeling? “Con una parte dei tifosi non con tutti ci tengo a precisare. Arrivare a Foligno dopo essere stato il presidente e proprietario del Perugia non ha aiutato, soprattutto non mi ha mai aiutato essere onesto e non rimangiarmi nulla, non hanno capito che essere leale e corretto significava non prendere in giro nessuno con dichiarazioni nelle quali avrei dovuto rinnegare ciò che non è rinnegabile. Per il resto c'è una certa apatia nei confronti del calcio, mi si diceva a causa di comportamenti della vecchia proprietà, ma quando questa si è defilata e poi è venuta meno è stato persino peggio di prima. Ripeto Foligno ha un introito botteghino-marketing di meno di 50.000 euro, non bastano per una Promozione- Prima categoria. In ciò dimentico i costi del Blasone...”. Quale il suo più grosso rimpianto in 4 anni di Foligno? “Diversi, non essere riuscito a creare l'ambiente giusto a 360° e non aver trovato l'annata giusta, nel 2013-14 con Nofri sfiorammo l'impresa, ma trovammo sulla nostra strada una Pistoiese da record. La scorsa stagione invece con il giusto investimento eravamo partiti benissimo e se ci fosse stata una società "normale" anzichè sulla via del fallimento ci saremmo potuti divertire, credo che con Petrini esprimevamo un gran bel calcio. I risultati, soprattutto di quest'anno”. Il momento migliore? “Lunedì la cessione delle quote...scherzi a parte più che un momento migliore credo che mi si debba dare atto in generale che tra mille traversie ho contribuito a mantenere il calcio folignate nella quarta serie nazionale, diversamente non so quale sarebbe stato il prossimo avversario, forse più che il Gubbio, il Fontanelle Branca...”. Articolo completo nel Corriere dell'Umbria di sabato 20 febbraio (CLICCA QUI)