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La promessa di Gibbs: "Se vinco dico grazie a Casiraghi e Ballardini"

Tommaso Ricci
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Per diventare Sir, un po' della tua fama deve precederti. I gol, le passioni sfrenate, i tatuaggi, le valigie fatte e disfatte, poi i colpi di testa. L'inferno e il paradiso. “Ma le ‘scoppole' che ho preso - sorride - non c'entrano. Quelle sane ti fanno crescere e basta”. Ed è diventato un metro e 93 Alex, Sir Alex Mansfield Gibbs, classe 1984, metà cuore inglese e 40 gol in campionato quest'anno con il Tavernelle neopromosso in Promozione. “Sono 52 in tutto se consideriamo anche la Coppa Italia, mai successo prima in carriera. All'Arquata, vicino Ascoli, ero arrivato a 60, ma in due anni... Ora ci impiego la metà”. Gli 8 gol Sir Alex, signore degli eccessi. Come gli 8 gol segnati domenica al Real Deruta (LEGGI L'ARTICOLO), che lo hanno avvicinato alla Scarpa d'oro 2015 del Corriere dell'Umbria (LEGGI LA CLASSIFICA). “Tutti conquistati sul campo - aggiunge il bomber originario di Desio -, ne ho fatti un paio andando a due all'ora. A un certo punto l'allenatore avversario ci ha detto ‘noi siamo questi, purtroppo, però adesso rallentate, dai'. ‘Più piano di così? Gli ho fatto io, ma alla fine lo abbiamo ascoltato. E' stato giusto così”. Se non è un record questo?  Carriera e maestri Dal Biassono (provincia di Monza Brianza) in Promozione, a Tavernelle. “E in mezzo tante scoppole, sì, è vero. Al Biassono giocavo sempre con i bimbi più grandi di me di 2 o 3 anni, non so nemmeno se potessi, però.... Poi sono passato al Monza e a 17 anni ho esordito in prima squadra. In Primavera mi allenava Pierluigi Casiraghi, che mi aveva preso sotto la sua ala. Dopo ogni allenamento, mi prendeva da una parte, lui crossava e io colpivo di testa. Mi diceva ‘vacci così, metti il corpo così, prendi il tempo quando la palla è arrivata a questa altezza'. Anche se non considerava che sono dieci centimetri più alto di lui...”. Poi il grande salto al Parma e l'incontro con un maestro, prima di vita. “L'allenatore della Primavera era Ballardini - continua -, un grande, preparatissimo a livello tattico, ancora ci sentiamo. Cinque o sei mesi fa mi ha dato dello stupido, dicendomi che se avessi avuto la testa di Giuseppe Rossi, con i miei mezzi, avrei vinto la classifica cannonieri ma di serie A, non di Prima categoria. Da lui ho imparato tanto, gli sono grato”. Cioè? “Mi ricordo che, in un Parma-Monza, la mia partita, da ex, mi tolse dopo 15 minuti. Disse ‘non corri', ero giovane e non sono venuto alle mani, ma...” Ma cosa? “Ho dato di matto. Capitasse ora - sorride -... A parte gli scherzi, grazie per le lezioni che mi ha dato, per avermi fatto capire che bisogna sempre dare tutto. Ed è questo lo spirito che mi guida sempre, tutta la settimana”. Ciliegina L'atteggiamento giusto che ha fatto breccia a Tavernelle. “Se vinco anche la Scarpa d'oro 2015, voglio un abbonamento annuale in piscina per tutta la famiglia, eh - sono le parole di Alex -. Di sicuro, una piccola scarpetta d'oro con lo stemma del club gialloverde me la tatuo, ma ancora non ho deciso il posto preciso. Intendo, non da chi farmelo, ma in quale parte del corpo...”. Sir Alex dei sentimenti. “Ma sapete se Costanzo gioca domenica? La Scarpa d'oro, comunque, sarebbe la ciliegina, ci tengo, mi piacerebbe farla vedere a mio padre che ancora sogna per me dai tempi in cui ero a Parma. E poi vorrei dedicarla ai miei compagni, ci siamo aiutati tanto quest'anno, alla società, a mia moglie Laura e alle mie figlie Kassandra, Rebekka e Karyn, rispettivamente 6, 4 e 2 anni”. Senza parastinchi Che ogni domenica mattina gli fanno un regalino diverso. “Sanno che non porto parastinchi - spiega -, allora durante la colazione prendono scotch, fogli e colori e me li disegnano in A4. E io me li porto sempre dietro”. Eccolo il segreto, allora dei 40 gol. “La mia forza” chiude Alex. Sir papà Alex ha trovato la sua America.