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Senza un dito ma para tutto: la storia di Andrea Castagnoli

Andrea Castagnoli

Tommaso Ricci
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I segni del destino. Che nemmeno a 90 gradi lavi via. “Lo ricordo come fosse ieri - racconta Andrea, valfabbrichese doc -. Era il 28 aprile 2004, tre giorni prima del mio matrimonio. Addio al nubilato di mia moglie Catia. Ho provato a toccare una saracinesca alzata uscendo da un locale, come faccio spesso con la traversa. La fedina che portavo all'anulare sinistro si è impigliata su un rivetto. E il mio dito è rimasto lì”. Da quella sera ne ha solo nove. Ma continua a fare il portiere di successo. “I miei amici me l'hanno subito suggerito, così, scherzando per tirarmi su, sul momento: ‘un segno del destino che non mi dovessi sposare'. Ma io non li ho ascoltati e all'altare ci sono andato lo stesso. Ora, la fede però la porto sulla destra”. Niente paura Andrea sta per Andrea Castagnoli, classe 1979, imprenditore nel campo dell'informatica e, da domenica, anche nuovo portiere titolare della Pontevecchio in Eccellenza. Dove ha scalzato uno come Marco Farabbi. Andrea e basta. E facciamo prima. “In ospedale, ho pregato in tutti i modi le infermiere perché mi riattaccassero il dito. Dicevo loro ‘mi serve, faccio il portiere. Salvatemelo'. E poi invece... Invece, dopo 20 giorni dall'incidente e tolti i punti, di ritorno dal viaggio di nozze, si è rimesso subito i guantoni ed è tornato in campo in un torneo estivo a Gualdo Tadino. “Questione di carattere, sono un tipo forte - sorride Andrea -. Oltre al dito perso, a un crociato, ho messo su un'azienda mia, combatto coi clienti che non pagano. E ho avuto a che fare con le banche. Se non metti un po' di pelo allo stomaco, qui ti mangiano vivo”. Problema (per altri) “In fondo, l'anulare è un dito d'appoggio per un portiere, per cui non ho faticato più di tanto a rientrare - continua -. Semmai è stato un problema trovare squadra perché nessuno mi chiamava, sapendo dell'incidente che mi era capitato”. E invece, dopo il quadriennio d'Interregionale a Foligno, ha stupito tutti a Castel del Piano in Promozione, a Valfabbrica, prima di assaggiare l'Eccellenza a San Sisto e, nel mezzo, aver fatto tappa pure a Bastardo. “E, domenica scorsa, bella partita contro una Juventina tosta - sono le parole Castagnoli -, mi hanno fatto piacere i complimenti di Monsignori. Volete sapere perché ho giocato? Credo per scelta tecnica di Balducci, serviva alla squadra quel pizzico di esperienza in più, quel carattere e ha puntato su di me. Per fortuna, non gli ho fatto fare brutta figura. La partita contro l'Angelana agli Angeli, probabilmente, ha giocato a sfavore di Marco (Farabbi, ndr). Ma le sue qualità non si discutono”. Ce l'hanno con me Chiuso il capitolo Valfabbrica, Andrea è rimasto senza squadra. “E così mi ha offerto ospitalità l'Ospedalicchio che mi ha dato la possibilità di tenermi allenato e in forma - fa ancora Andrea -. A maggio dell'anno scorso, poi, un altro infortunio”. Maledetto e curioso. “Avevo il crociato già parzialmente rovinato, ma non compromesso. Un giorno, in casa, mica in campo, ho avvertito un dolore forte e ho subito capito cos'era successo”. Rottura del legamento: la diagnosi. “Mi sono operato e ho iniziato un duro lavoro di recupero - spiega Castagnoli -. L'estate scorsa, quindi, il presidente Monsignori cercava un uomo di esperienza per fare il dodicesimo e mi ha chiamato. Una proposta interessante”. Ma soprattutto una sfida. “Sapevo di partire dietro a Farabbi, era chiaro - aggiunge -. Ma io sono uno così, non sono abituato ad abbattermi e ho lavorato molto, mi sono dato da fare grazie anche alla vicinanza e al sostegno del preparatore dei portieri Massimiliano Carletti. Max è stato preziosissimo, un fratello, preparato a livello tecnico e atletico. Non ci fosse stato lui, dopo tre mesi e mezzo dall'intervento non sarei riuscito a rituffarmi per la prima volta. Ed eccomi qua”. Segno indelebile Eccolo qui, di nuovo protagonista, per giunta in Eccellenza. “L'infortunio al dito, il legamento crociato rotto, gli anni che passano, la mia azienda e la splendida famiglia che sono riuscito a metter su... Noemy, la mia luce. Questa vita - chiosa Andrea - mi ha reso un uomo migliore”. Più forte. Quell'incidente, allora, era sì un segno del destino. E Andrea, per fortuna, non lo ha lavato via.