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Tommasi al Corriere: "Ecco cosa non va nel calcio"

Luca Mercadini
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Il caso Parma, i rapporti con Tavecchio e la Figc, le riforme, gli stranieri del campionato italiano, i giovani, la Nazionale e tante altre questioni. Damiano Tommasi, presidente dell'associazione italiana calciatori, ha partecipato al forum del Corriere dell'Umbria e ha risposto alle domande della redazione sportiva. Con lui Andrea Fiumana, ex di molte squadre della regione e delegato umbro dell'assocalciatori. GUARDA il video LEGGI Tommasi al Corriere: 'Quel gol al Curi..." Primo quesito inevitabile: la vicenda Parma. Un problema che tocca da vicino anche l'Umbria per il legame tra il club ducale e il Gubbio. “Capisco che si tratta di una formazione di serie A, ma credo che rispetto ad altre situazioni di Lega Pro, tipo Monza, ha avuto un clamore esagerato. Un caso particolare: parliamo di una società sesta nello scorso campionato che oggi non ha i soldi per pagare gli stipendi. E qui entra in ballo il problema delle norme”. Eh già, un po' blande quelle italiane... “Francamente ci devono spiegare come è possibile che una squadra già in crisi (ha saltato il primo controllo trimestrale) possa fare mercato a gennaio. E che mercato, visto che si parla di acquisti pari al 30per cento del monte stipendi totale, quando invece si doveva obbligare il Parma a vendere per risanare...”. Quindi, la falla dove è? “Intanto chi deve vigilare. Viene da chiedersi dove era? Poi c'è ormai la prassi di moltissime società di pagare anzichè ogni mese, alla fine del trimestre quando arrivano i controlli. Un'anomalia che sta prendendo piede. Ma dal prossimo anno qualcosa dovrebbe cambiare, a cominciare dall'impossibilità di iscriversi al campionato per chi non ha saldato gli stipendi fino a maggio”. Però, questa vicenda del Parma è davvero strana. Duecentoquarantadue giocatori sotto contratto. E nessuno ha detto nulla... “Noi dovevamo essere contenti, invece paradossalmente abbiamo sollevato il caso lo scorso anno. La Federcalcio deve vigilare sul deposito dei contratti, cosa che demanda alla Lega... Poi c'è tutta la questione dei diritti televisivi anticipati e già consumati”. Fa discutere anche il piano di salvataggio. Qui si interviene, altrove no. Su tutti l'esempio del Perugia fallito nella stagione 2009-10 con molti giocatori che non hanno recuperato un euro. “C'era un fondo di garanzia che copriva fino a 200mila euro lordi dello stipendio dei calciatori con vari scaglioni. Poi il numero delle società in difficoltà, soprattutto in quel periodo, è andato in continua crescita e il tetto di copertura è sceso fino a 75mila euro, anche perché la serie A non aderisce al fondo che, quindi, si è assottigliato. Per questo noi chiediamo l'attivazione del Fondo di solidarietà anche per la massima serie con il prelievo dello 0.5per cento sugli stipendi, come avviene da 3 anni in B e in C. Se ci fosse stato si sarebbero accantonati 12 milioni. E il caso Parma sarebbe stato risolto...”. Dica la verità, con Tavecchio come va? “Non è un mistero il nostro pensiero, tanto è vero che abbiamo appoggiato Albertini per la presidenza della Figc. Il calcio italiano ha bisogno di altro, servono progetti come in Germania o quelli che negli Stati Uniti sono stati fatti per il settore femminile. Occorre un cambio di passo e di mentalità, un progetto pluriennale che oggi in federazione non c'è. E' vero che Tavecchio è andato a Parma, ha parlato negli spogliatoi con i giocatori (e non sono molti che lo fanno), insomma ci ha messo la faccia. Ma il futuro del nostro calcio non può essere rappresentato da chi ha avuto solo esperienze nei dilettanti”. Cosa pensa delle riforme? “Intanto sulle rose da 25 giocatori per la prossima stagione dobbiamo fare subito una precisazione. E' impensabile che una norma del genere venga approvata col voto della lega dei dilettanti. Noi che rappresentiamo i calciatori, i protagonisti di questa vicenda, contiamo in federazione solo per il 20per cento”. Perché siete favorevoli alle seconde squadre? “Subito un esempio esplicativo: la Lazio ha mandato al Real Madrid B un proprio giocatore. Chiedetevi perché? Poi chiedetevi anche perché il Real Madrid ha vinto la Champions con 5 giocatori del proprio vivaio. E così accade al Psg e in Germania. Tra il settore giovanile e la prima squadra serve un campionato di preparazione che non può essere la Lega Pro visto i risultati sotto gli occhi di tutti. Questi sono i problemi del nostro calcio, non il numero delle squadre della serie A, B o Lega Pro. Il vincolo dei giovani è una cosa assurda, solo da noi si verificano queste cose”. Cosa ne pensa degli stranieri del nostro campionato? “Ormai lo sono la metà dei nostri tesserati. Il mondo cambia, non possiamo tornare indietro, del resto anche noi abbiamo giocatori all'estero. Semmai è da chiedersi perché le società scelgono tanti giocatori non italiani. La risposta va in tre direzioni. Intanto, perché molti non si conoscono e i tifosi, almeno finché non li vedono giocare, non possono protestare. Poi c'è un discorso tecnico: all'estero i giovani diventano titolari molto prima che da noi, quindi quando arrivano in Italia sono spesso già maturi. Infine c'è una questione squisitamente economica: le risorse vanno all'estero e chi controlla, a quel punto, non si sa...In Italia sono ormai poche le squadre che puntano su giocatori indigeni. L'Empoli, l'Atalanta, il Sassuolo. Ma è bello vedere giocatori del posto nelle squadre del proprio paese, penso al vostro Falcinelli nel Perugia”. La Nazionale come può tornare grande? “Guardate, non è una questione di stage o non stage. Bisogna puntare forte nei giovani selezionabili. Però ci sono presidenti che ne acquistano solo di esteri, altri ai quali il settore non interessa affatto, altri ancora che valorizzano quelli di club stranieri. Bisogna invece credere nell'importanza che i vivai rivestono per il nostro futuro”. E del problema degli stadi cosa pensa? “Ci sono quelli che sollevano la questione perché pensano al business che c'è dietro, altri perché invece pensano veramente al calcio. Ma non lo vedo come il problema del futuro: inutile portare un vassoio magnifico se le pietanze sono povere...” Hanno preso parte al forum Felice Fedeli, Nicola Uras e Tommaso Ricci