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Klopp mondiale, chi è l'allenatore che sta riscrivendo la storia del Liverpool

Klopp esulta con Firmino (LaPresse)

Nicola Uras
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Jürgen Klopp non è un allenatore come tanti altri, anche se si è autodefinito Normal One in antitesi a Mourinho Special One. Matto, carismatico, istrionico, visionario. E vincente. L'uomo originario di Baden-Wurttemberg, piena Foresta Nera, in Germania, è già nella storia del calcio: per la personalità, per il calcio verticale, per le vittorie. Mai banali. Visualizza questo post su Instagram BOSS ✊ Un post condiviso da Liverpool Football Club (@liverpoolfc) in data: 21 Dic 2019 alle ore 1:39 PST A Doha ha vinto con il Liverpool il Mondiale per club superando in finale il Flamengo dopo i tempi supplementari (gol decisivo di Firmino) e completando un triplete aureo iniziato a giugno con il successo della Champions League, continuato ad agosto con la Supercoppa Europea e terminato in Qatar salendo sul tetto del mondo. Klopp è anticonformista, un allenatore cult per le espressioni teatrali, le battute e, infine, per il suo modo d'intendere il calcio: intensità prima di tutto. Lui stesso ne ha dato una definizione speciale dopo una sfida contro l'Arsenal: "A Wenger piace controllare la palla, giocare con molti passaggi. Le sue squadre sono come un'orchestra. Ma è una canzone silenziosa. A me piace l'heavy metal". Magari quello dei Led Zeppelin. Dal Magonza al Borussia Dortmund, poi il Liverpool. Perché "non lavoro per allenare la squadra più forte del mondo, ma per batterla". La carriera da calciatore inizia e finisce nel Mainz, dal 1990 al 2001, 325 presenze e 52 gol: prima attaccante, poi difensore. Dalla sera alla mattina diventa allenatore proprio della sua squadra in Zweite Liga (la nostra serie B): la salva dalla retrocessione, poi la porta in Bundesliga e infine in Europa. Nel 2008 la chiamata del Borussia Dortmund per l'avventura che lo fece conoscere al mondo. I gialloneri sono in crisi, lontani dalla competitività dei bei tempi. Nel 2011 festeggia il suo primo trionfo: la Bundesliga. Con una squadra giovanissima (Gotze, Reus, Lewandoski, Hummels, Gundogan). Nel 2012 fa il bis in Bundesliga, nel 2013 va a un soffio dall'impresa leggendaria in Champions League, ma dopo aver eliminato il Real Madrid si arrende al Bayern Monaco: doppia beffa.  Nell'ottobre 2015 subentra sulla panchina del Liverpool e il resto è storia. E una missione con l'immortalità: la prima Premier League per i Reds, trent'anni dopo l'ultimo successo in campionato. L'era delle leggende Dalglish, Globbelaar, Nicol, Houghton, Barnes, Beardsley e Rush sta per andare definitivamente in soffitta.