Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Brunamonti torna in nazionale e guarda all'Umbria: "Serve un Gino Sirci anche nel basket"

default_image

Renzo Berti
  • a
  • a
  • a

SPOLETO – Incontrarsi e dirsi…arrivederci. Così hanno fatto Roberto Brunamonti, fresco dirigente accompagnatore della nazionale di basket ed il coach azzurro Ettore Messina. Quando Brunamonti vinse lo scudetto con i bianconeri della Virtus Bologna (stagione '83-'84), di quella squadra Messina era il vice-coach. “Con Ettore ci conosciamo da oltre trent'anni e mi ha sempre voluto un gran bene – dice Brunamonti -. Quando mi ha chiesto di far parte dello staff azzurro, naturalmente con il placet del presidente Petrucci, ho accettato ben volentieri questo incarico. Lavorare per la massima espressione del basket azzurro, dopo tredici anni in cui ho fatto il dirigente prima a Bologna, poi a Roma ed infine a Rieti, è stato per me un grande orgoglio”. L'obiettivo è già proiettato ai prossimi Europei dell'agosto-settembre 2017. Con quali chance per l'Italia? “Siamo stati inseriti in un girone di ferro con Israele, Ucraina, Lituania e Germania – dice Brunamonti -. Abbiamo buone possibilità di accedere alla fase finale, che si svolgerà in Turchia. Non sarà, comunque, una passeggiata” Dietro ai vari Bargnani, Datome ed agli altri fuoriclasse che giocano all'estero sta spuntando qualche speranza in chiave azzurra? “A livello giovanile abbiamo avuto nazionali che hanno lavorato bene – spiega l'ex bronzo alle Olimpiadi di Mosca -. In Lega 2 ci sono ragazzi che hanno la possibilità di mettersi in mostra, mentre in serie A è molto più difficile che un giocatore italiano possa ricoprire un ruolo di responsabilità perché le società preferiscono affidarsi agli americani alcuni dei quali, però, non sono certamente dei fuoriclasse. A mio giudizio non serve imporre dei paletti costringendo le società a schierare i giovani. E' una questione di cultura che in Italia manca sia nel basket, ma anche nel calcio. Meglio sarebbe ingaggiare tre o quattro stranieri di ottimo livello, ma far giocare titolari due o tre ragazzi italiani che in questo modo possono imparare e acquisire la giusta maturità”. A proposito di giovani emergenti della Lega 2: come vede Alessandro Cappelletti? “Un vero peccato che si sia infortunato di nuovo al ginocchio – aggiunge -. A Siena stava facendo benissimo. Sono convinto che Ale si rimetterà presto e tornerà più forte di prima, perché ha un grandissimo carattere”. Parliamo dell'Umbria. La palla a spicchi non riesce a decollare. Come se lo spiega? “La passione per il basket c'è sempre stata. E lo dimostra il fatto che per un derby di serie D come quello di Spoleto tra Atomika e Giromondo c'erano oltre 800 persone in tribuna. Ed anche a livello femminile c'è una grande tradizione. Il problema, però, è che manca una città che faccia da guida come accade con Perugia e Spoleto nella pallavolo. La pallacanestro, invece, è tra l'incudine e il martello, perché il volley ed il calcio la fanno da padroni sia nelle grandi città come Terni e Perugia che in quelle più piccole come Spoleto o Città di Castello”. Secondo lei al basket umbro servirebbe un altro Gino Sirci? “Magari, ma è difficilissimo trovarlo”. Ci sono talenti “made in Umbria”? “La nostra Regione – prosegue Brunamonti - sta diventando sempre di più un bacino dove attingono altre realtà. Ci sono, però, ragazzi interessanti come Carlo Cappelletti, Saverio Bartoli, per citare quelli che conosco più da vicino perché prodotti del vivaio spoletino. Mi piacerebbe, però, che un ragazzo della nostra Regione possa fare il salto di qualità in una squadra umbra. Soltanto un sogno? Lavorandoci un po' sopra ci si può anche riuscire”. Sia sincero: meglio il basket che giocava il play maker Brunamonti o quello di oggi? “Non si può rispondere così semplicemente. Non era peggiore, né migliore: era soltanto diverso”. E pensare che il fuoriclasse serbo, Predag Danilović, di lui disse: “Venni alla Virtus per giocare con Brunamonti”.