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Stop treni Fcu: rischio sicurezza per freni e passaggi a livello

Alessandro Antonini
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Il sistema di frenata e di sicurezza dei mezzi non adeguato agli standard Ertms (european rail traffic management sistem), almeno tre passaggi a livello non custoditi per cui occorre l'obbligo di fermata: sono i due punti critici dei treni dell'ex Fcu al vaglio dell'Agenzia nazionale per la sicurezza ferroviaria. Per cui è stata rinviata a più riprese la riapertura dell'esercizio di una porzione di ferrovia. Martedì l'incontro a Roma negli uffici dell'Agenzia con Regione e Umbria mobilità. L'Ansf ha richiesto un'ampia e ulteriore documentazione sull'organizzazione interna sul fronte sicurezza: con l'indicazione i responsabili sui vari livelli in caso di incidente e la carta dei rischi. L'istruttoria è aperta, le istituzioni umbre sperano di poter riaprire entro ottobre l'esercizio della tratta Città di Castello-Ponte San Giovanni: solo qui i lavori sui binari sono conclusi, nella tratta fino a Terni non sono nemmeno iniziati. Ma senza il nuovo sistema di frenata adeguato agli standard europei e di Rfi - per installarlo servirebbero almeno 300mila euro, per cominciare - la velocità massima consentita sarebbe di 50 chilometri orari. Fermate comprese, servirebbero quasi due ore per percorrere solo il segmento nord. Non competitivo con qualsiasi altro mezzo di trasporto, a partire dagli autobus sostitutivi presenti lungo gran parte dei 160 chilometri dell'ex Fcu chiusi proprio per i problemi di sicurezza e la scarsa manutenzione ormai da più di un anno, precisamente dal 12 settembre 2017. Servizio completo nell'edizione del 30 settembre del Corriere dell'Umbria a cura di Alessandro Antonini