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Smartphone, è allarme dipendenza già a 12 anni

Jacopo Barbarito
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In città la piaga delle dipendenze ha un nuovo volto: quello della tecnologia. Nei primi sei mesi del 2018, sempre più giovani al di sotto dei 14 anni sono schiavi più che della classica miscela tra alcool e stupefacenti, soprattutto del proprio smartphone. A dirlo è la direttrice del dipartimento per le dipendenze, Sonia Biscontini, che ha sede proprio a Foligno. “Abbiamo registrato un forte cambiamento negli ultimi tempi. Se dieci anni fa il nostro operato era incentrato sul consumo di eroina, oggi dobbiamo occuparci di gioco d'azzardo, alcool, poliabusi, ma soprattutto della dipendenza tecnologica che colpisce tantissimi adolescenti”. Una problematica che sta dilagando tra i giovani già di 12 anni. Non è un caso, infatti, se sono nate diverse app che permettono di limitare il tempo in cui rimanere connessi, soprattutto sui social network. Un fenomeno preoccupante, perché spesso la dipendenza da internet e dal proprio smartphone va di pari passo con un ritiro sociale: “Questi ragazzi – afferma la dottoressa Biscontini - si chiudono in casa e finiscono per non andare neanche più a scuola. Sebbene non sia la stessa cosa, è una situazione che si avvicina molto all'hikikomori. La maggior parte di questi giovani, inoltre, presenta un notevole disagio psichico e una fragilità psichica enorme. Ci sono anche dei casi molto gravi in cui è necessario intervenire farmacologicamente”. Un fenomeno preoccupante, che può esser debellato solo se si agisce nelle dinamiche familiari. “Le cause – dichiara la Biscontini - sono da rintracciare nel sistema educativo. Il ruolo genitoriale si è modificato: meno regole, meno presenza, meno capacità di ascolto. Oggi si tende a dare tutto e questi ragazzi crescono molto fragili. Al primo ostacolo, infatti, crollano. Trattandosi di minori, la famiglia va presa in carico obbligatoriamente, ma affinché l'intervento sia efficace, devono cambiare le dinamiche interne”. L'ombra della dipendenza, però, ha tante altre forme e vittime: tantissimi sono i casi di gioco d'azzardo patologico. La fascia più colpita comprende maschi dai 35 ai 45 anni, con un livello culturale medio, alcuni anche laureati. “Foligno costituisce il centro di riferimento regionale per le dipendenze da gioco – continua – per questo, ogni settimana si verificano anche 3 o 4 nuovi accessi. Di solito, si tratta di persone che finanziariamente navigano in pessime acque. Come per le altre dipendenze, spesso sono i familiari ad arrivare da noi, nella quasi totalità dei casi riusciamo a coinvolgere il giocatore”. Anche nella ludodipendenza, lo scopo è sempre lo stesso: “La ricerca dell'adrenalina, il bisogno di rischio, come espressione di un disagio personale”, spiega ancora la Biscontini. Senza dimenticare altre dipendenze più note e diffuse, come alcol e droga.