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Rapporto Bankitalia Umbria: segnali di crescita ma il lavoro è al palo

Alessandro Antonini
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Prima le buone notizie: la crescita nei primi nove mesi dell'anno “si è rafforzata”: export a +5%, domanda interna consolidata, fatturato in aumento nel settore industriale (meccanica e chimica, col siderurgico in recupero). Migliorate redditività e liquidità delle imprese, piani di investimento in espansione, in aumento i finanziamenti alle imprese, più credito al consumo per le famiglie e fiducia per l futuro dei capitani d'azienda. Sin qui i segnali di luce dell'economia umbra nel tradizionale report autunnale di Bankitalia. Ma le ombre sono ancora tante, troppe rispetto anche alle medie nazionali. Resta debole anzi debolissima l'edilizia, zeppa di indicatori col segno meno; il turismo nonostante segnali di ripresa da settembre sconta ancora l'effetto sisma, i nuovi flussi di credito "deteriorato" vanno migliorando ma restano alti rispetto al dato italiano. L'occupazione resta al palo, sottostimata rispetto ai numeri del Belpaese: meno contratti stabili, più a termine, meno cassa integrazione, più disoccupazione (+10,5, frutto anche del calo degli inattivi, con nuovi soggetti in cerca di lavoro). L'incremento dei lavoratori dipendenti (2,3%) ha bilanciato il calo degli autonomi (-6,1). Soprattutto il sondaggio congiunturale in questione è stato condotto su un campione di imprese con almeno 20 addetti. Medie aziende. I segnali di crescita non si estendono alle piccole imprese, che sono la maggior parte del tessuto economico regionale e rappresentano il 70% del totale in termini di occupazione. Qui, tra i più piccoli, i numeri sono ancora quasi sempre negativi.