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Tremila imprese morte e 24mila disoccupati in più, Cna chiede un patto per l'Umbria

Roberto Giannangeli, direttore di Cna Umbria

Alessandro Antonini
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“Un patto per l'innovazione e la giustizia sociale in Umbria, perché se è vero che la ripresa è in atto, per tornare ai livelli pre-crisi ci vorranno anni. Troppi se pensiamo che in gioco c'è la tenuta sociale della regione”. Renato Cesca, presidente di Cna Umbria, commenta così il quadro emerso dall'indagine condotta in collaborazione con il centro studi Sintesi che ha indagato gli effetti di 10 anni di crisi in Umbria. “I risultati dello studio – ha proseguito Cesca -, con la consueta crudezza dei numeri, ci dicono che è il momento per provare a riannodare i fili di una società completamente trasformata, cercando di creare un nuovo senso di comunità, un primo passo per ridefinire una nuova identità della nostra regione quale passaggio imprescindibile per creare un nuovo modello di sviluppo. Ecco perché secondo noi occorre un patto per l'innovazione e la giustizia sociale in Umbria, puntando sull'innovazione delle imprese, sulle competenze professionali, sulle infrastrutture, creando opportunità per i giovani e portando avanti la lotta alle povertà, perché le eccessive disuguaglianze possono facilmente trasformarsi in ingiustizie sociali. Non tutti i problemi si possono risolvere a livello locale, ma molto spesso le soluzioni arrivano dal territorio” partendo dal basso, dai problemi reali delle imprese, dei lavoratori, dei giovani e delle famiglie”. La ricerca, illustrata da Alberto Cestari del centro studi Sintesi, ha messo in evidenza che negli ultimi dieci anni l'Umbria ha perso il 14,6% del Pil, il 35% degli investimenti e l'8% dei consumi. Sul fronte occupazionale si devono recuperare ancora circa 7mila posti di lavoro, anche se la disoccupazione è aumentata di oltre 24mila unità essendosi aggiunte le persone in cerca di lavoro, soprattutto donne. “Tuttavia – ha commentato Cestari - i dati alla fine del 2014 erano molto più drammatici. A partire dal 2015 l'economia è tornata a crescere: il Pil è aumentato del 3,2% in due anni, l'occupazione ha ricominciato a salire, soprattutto lavoratori dipendenti a tempo indeterminato, il cui numero complessivo è tornato ai livelli del 2007. Riduzioni sensibili si sono registrate invece tra gli occupati a tempo determinato e soprattutto tra i lavoratori autonomi. Ciò che preoccupa di più è che negli anni della crisi l'Umbria ha perso più della media nazionale ed ora cresce meno dell'Italia”. Sul versante delle imprese si sono perse oltre 3mila unità, passando dalle oltre 83mila  del 2007 alle attuali 80mila. Sono diminuite soprattutto le imprese della manifattura, delle costruzioni e dei trasporti, mentre sono aumentate sensibilmente quelle che operano nei servizi tradizionali e innovativi.