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A 100 anni declama Dante

Felice Fedeli
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Accenna a qualche passo di tango, declama Dante, legge senza occhiali. Cesarina Sabatini, la super nonna di San Vito in Monte frazione di San Venanzo, il 22 ottobre ha festeggiato i suoi primi cento anni. In piazza c'è stata tanta gente, compreso il sindaco. E' nata di mattina e papà Florido l'ha vista solo la sera. Era andato a caccia di palombe. Nonostante a quell'epoca San Vito in Monte fosse comune, il papà la segnò all'anagrafe solo il 24 dicembre. “Ma io – precisa Cesarina – festeggio sempre il 22 ottobre”. Cesarina è l'ultima dei cinque figli di Florido e Telene. Il primo, Cesarino, è morto ancora bambino. Poi sono arrivati Bruno, Carlino, Bianca e Cesarina. La sua famiglia gestiva un negozio che vendeva di tutto. Ma le cose non andavano bene e così Cesarina, finita la quarta elementare, fu mandata a servizio a Perugia da una signora inglese sposata con un perugino. Dopo tre anni è tornata al paese per ripartire poco dopo per andare a servizio sempre a Perugia da un'altra famiglia. Lì si ammalò gravemente e grazie all'interessamento del suo datore di lavoro, che lavorava al Ministero dell'interno, dopo un breve ricovero a Perugia fu inviata in una casa di cura di Venezia dove rimase tredici mesi. Nel 1947 Cesarina rileva le licenze del padre e, favorita anche dai tanti villeggianti che arrivavano a San Vito in Monte per curarsi con la fonte di acqua ferruginosa (l'Acquaforte) ha messo in piedi diverse attività: macelleria, bar, trattoria, albergo. Ha pure fatto la sarta e la maglierista e organizzato feste da ballo sia in estate che in inverno. “Ho anche ammazzato un maiale per poi lavoralo e venderlo”. Un vero ciclone. Da ragazzina, ricorda, ad una festa da ballo andò con un vestitino rosso. Un villeggiante la invitò a ballare e poco dopo le disse “con questo vestito mi sembri un pagliaro”: e lei pronta “e tu un mitule”. Non si è mai sposata e a sentire lei, non è neanche mai stata fidanzata. Ma qualcuno afferma che ne ha avuti tre. “Non mi ricordo”, risponde con un sorriso birichino. “Forse – aggiunge – uno è riuscito a baciarmi, ma solo perché avevo in mano due bottiglioni di vino”. Segreti per una così lunga vita in perfetta forma non ne ha. Beve caffè molto zuccherato, mangia di tutto. Da piccola, le rare volte che a tavola c'era un pollo, lei era svelta a rubare un coscio che nascondeva sotto il vestito. L'acqua curativa di San Vito in Monte fino agli anni Settante dello scorso secolo ha attratto tantissima gente. Nella seconda metà dell'Ottocento veniva spesso anche l'arcivescovo di Perugia Vincenzo Gioacchino Pecci. Fu così riconoscente che quando divenne papa Leone XIII donò soldi per realizzare la chiesa. Auguri Cesarina.