Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Figlio di coppia gay, il Comune nega i documenti

Il piccolo Juan con le sue mamme

Cristiana Costantini
  • a
  • a
  • a

E' privo di documenti, di status familiare, di identità. Non può tornare in Italia perché il Comune di Perugia si è rifiutato di trascrivere il suo atto di nascita. Juan (utilizziamo tutti nomi di fantasia per tutelare il minore) è un bambino nato sei mesi fa in Spagna, frutto dell'amore di Chiara e Laura, una coppia omosessuale di origini italiane. Le due donne, residenti a Perugia (Aire), si sposano in suolo iberico nel 2015 e provvedono alla trascrizione dell'unione civile nel 2016, dopo l'entrata in vigore della legge Cirinnà. Poi il sogno di un bambino. Accedono ad una tecnica di procreazione medicalmente assistita: un'eterologa con la donazione degli ovuli di Chiara e la gestazione di Laura. Poi il lieto evento della nascita e la volontà di tornare a Perugia, tra amici e parenti. Ma qualcosa va storto. “Quando un bambino nasce in territorio straniero da cittadini italiani - spiega Riccardo Strappaghetti, responsabile dello sportello legale di Omphalos Perugia, associazione presieduta da Stefano Bucaioni - il consolato del paese che lo ospita provvede a spedire la documentazione per la trascrizione dell'atto di nascita al Comune di appartenenza”. Il consolato italiano in Barcellona invia il certificato al Comune di Perugia il primo febbraio 2017. “Nel libro di famiglia spagnolo le due donne vengono identificate secondo la terminologia ‘madre A, madre B' - dice Strappaghetti - ma dato che il bambino è figlio di cittadini italiani, la Spagna non rilascia il documento di identità: niente iscrizione all'asilo, assistenza sanitaria, viaggio di ritorno in Italia”. Le mamme cercano così di sollecitare il Comune di Perugia e la responsabile di stato civile sottopone la questione all'attenzione del sindaco Romizi. “Secondo la legge gli atti formati all'estero non possono essere trascritti solo se sono contrari all'ordine pubblico - sottolinea Strappaghetti - il Comune deve aver interpretato la norma in maniera molto restrittiva, dato che dopo vari appuntamenti negati da parte del sindaco, un parere della Prefettura che di fatto sottolineava la possibilità di impugnare all'autorità giudiziaria un eventuale diniego e la richiesta di documenti impensabili, il Comune di Perugia ha optato per rifiutare la trascrizione dell'atto di nascita”. In realtà c'è una corposa giurisprudenza italiana e una diffusa prassi amministrativa che dà ragione alla coppia, nonché la sentenza n.14878/2017 della Corte di Cassazione. “Siamo prigioniere in Spagna - raccontano le mamme - senza documenti del bimbo non possiamo muoverci e Juan è stato privato di un diritto per una guerra tra giurisprudenza e politica. Le nonne non lo hanno ancora abbracciato - poi conclude Chiara - l'amministrazione ci ha deluse, il sindaco ha ignorato anche mia madre che da anni lavora per lui. Confidiamo nella magistratura”. Ora la questione si discuterà in un'aula di tribunale.