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Terremoto, l'odissea del secondo pizzaiolo più bravo d'Italia

Rosella Solfaroli
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La sua attività è chiusa da novembre scorso. Da quando cioè, all'indomani della scossa di terremoto del 30 ottobre, la sua pizzeria di via delle Logge a Spoleto è stata dichiarata inagibile al 100 per cento e classificata in fascia E. Da allora Bernardino Venanzi è ancora nella stessa situazione, con l'attività chiusa, unica fonte di reddito della sua famiglia, dato che la moglie Paola lavora con lui, tra l'altro, e in attesa di quei 5 mila euro una tantum per indennità a sostegno del reddito che “la presidente Marini, a novembre alla Protezione civile, ci promise sarebbero arrivati a breve - dice un furibondo Dino Venanzi - io ho una famiglia da mantenere e non ho altra fonte di reddito. Noi le tasse le paghiamo regolarmente, almeno ci dessero una mano. Siamo trattati peggio degli extracomunitari”. È allo stremo delle forze, insomma, Bernardino Venanzi e la sua famiglia, bloccati da una burocrazia che sta mettendo in ginocchio non solo lui, ma anche tanti altre aziende e cittadini che dopo circa nove mesi sono ancora costretti a vivere in condizioni precarie e, come in questo caso, a non poter più lavorare a causa dell'inagibilità dell'attività. E pensare che Dino Venanzi, per di più, ha portato alto il nome di Spoleto, e dell'intera Umbria, poco più di un anno per la conquista della medaglia d'argento come “secondo pizzaiolo più bravo d'Italia” al Salone Internazionale della gelateria, pasticceria e panificazione di Rimini. Il campionato internazionale di pizza, con partecipanti provenienti da 19 nazioni dei 5 continenti che si sono confrontate su pizza dessert, gourmet, gluten free e vegana.  “Siamo stati abbandonati da tutti”, incalza il presidente della Confcommercio, Tommaso Barbanera, che ha seguito l'iter, dallo scorso febbraio, delle domande di richiesta dei 5 mila euro da parte delle imprese spoletine. Anche se, a quanto pare, anche la Regione dell'Umbria è con le mani legate per quanto concerne la liquidazione dei 5 mila euro per il 2016. “In merito alla situazione relativa all'una tantum di 5.000 euro relativa all'annualità 2016 - è scritto, tra le altre cose, nella nota dell'ente regionale - le Regioni Umbria, Lazio, Abruzzo e Marche, che stanno provvedendo allo svolgimento delle relative istruttorie, sono in attesa di una circolare del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali che dia mandato alle quattro Regioni di procedere, specificando quali dati debbono essere comunicati all'Inps-Direzione nazionale, per permettere a quest'ultima di liquidare il contributo in questione”.