Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Ludopatia, ecco quanti sono i malati di gioco in Umbria e perchè

Jacopo Barbarito
  • a
  • a
  • a

Un numero verde regionale per ascolto e consulenza, riorganizzazione dei servizi sanitari per la presa in carico di giocatori patologici e dei loro familiari, formazione di operatori e volontari, attività di promozione nelle scuole, corsi di formazione obbligatori per addetti ai locali da gioco, avvio di una campagna di comunicazione per la sensibilizzazione dei cittadini, un marchio "No Slot" per esercizi commerciali liberi da apparecchi per il gioco: sono queste le principali azioni realizzate in Umbria, tra il 2016 e il primo trimestre 2017, per la prevenzione e il contrasto della dipendenza da gioco d'azzardo patologico. Ne parla l'assessore regionale alla Salute, alla Coesione sociale e al Welfare, Luca Barberini (vedi legge regionale n. 21/2014 contro la ludopatia). “Il numero verde (800.410.902) - evidenzia Barberini - è stato attivato nel marzo 2016, come servizio associato al Centro di riferimento regionale per il trattamento della dipendenza da gioco d'azzardo problematico, istituito nel 2014 nel Dipartimento dipendenze della Usl 2 a Foligno”. In un anno sono state 89 le chiamate effettuate, di cui 50 direttamente dal giocatore, 37 da familiari o amici e 2 da associazioni. Dei 50 giocatori che hanno chiamato 35 sono maschi e 15 femmine, 22 sono umbri, 26 di fuori regione e 2 non qualificati. La maggior parte hanno tra 40 e 49 anni, seguono giovani fra 20 e 39 anni e persone fra 50 e 60 anni. Dati che dimostrano come la ludopatia sia un fenomeno diffuso e trasversale. Secondo l'ultimo rapporto dell'Osservatorio regionale sulle dipendenze, si stima infatti che in Umbria siano circa 10mila le persone con profilo di gioco problematico: il 5,6 per cento della popolazione fra i 15 e i 74 anni”. “Un altro elemento significativo - continua l'assessore - riguarda proprio gli esercizi commerciali umbri autorizzati a detenere apparecchi per il gioco d'azzardo lecito, diminuiti del 7,9 per cento in dieci mesi: mentre a maggio 2016 erano 1.397 (1.054 nella provincia di Perugia e 393 in quella di Terni), a marzo 2017 ne risultavano 1.286, con una diminuzione di 111 unità su tutto il territorio regionale. Non è possibile dire, con certezza, che cosa abbia determinato questo cambiamento ma è evidente che dopo le misure introdotte contro la ludopatia è aumentato, in tutta la comunità regionale, il livello di attenzione verso questo fenomeno”. Per quanto riguarda l'attività condotta dal centro di riferimento regionale aperto a Foligno, Barberini evidenzia che “il modello clinico e organizzativo per il trattamento della ludopatia sperimentato dal 2014 è stato valutato positivamente e verrà applicato nel resto della regione, con una rete di servizi integrata che garantisca un approccio multidisciplinare e omogeneo. Tutto questo mentre in entrambe le Usl sono già stati attivati punti per l'accoglienza e la presa in carico dei giocatori patologici e delle loro famiglie, in quasi tutti i distretti sanitari del territorio regionale”. L'assessore spiega anche che “per promuovere la strutturazione di un sistema d'intervento sociosanitario fortemente integrato e partecipato contro i rischi del gioco d'azzardo patologico, sono stati realizzati numerosi corsi di formazione rivolti a operatori sanitari e sociali e a volontari di associazioni impegnate contro il gioco d'azzardo, con il coinvolgimento di oltre cento persone. Corsi di formazione obbligatoria sono stati rivolti anche a gestori e personale delle sale da gioco con il trattamento di temi legati alle cause e agli effetti del gioco d'azzardo”. Per quanto riguarda la prevenzione, “particolare attenzione - conclude l'assessore - è stata rivolta ai giovani, con attività di promozione della salute svolte nelle scuole attraverso programmi di formazione specifica sul tema delle dipendenze, rivolti a studenti, docenti e operatori socio-sanitari, con una partecipazione di 721 persone nell'anno scolastico in corso”.