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Reperti archeologici spariti dalla scuola: è mistero

Jacopo Barbarito
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Don Antonio Mandrelli, parroco di Aggiglioni e Castelfranco a Pietralunga, è agguerrito: stavolta non ci sta più. Perché non riesce a vincere la sua decennale battaglia di sapere dove sono finiti i reperti archeologici che donò alla scuola media. Vuol proprio sapere che fine hanno fatto questi reperti che aveva trovato tanti anni fa e che ora, a suo dire, sono scomparsi. “Tutto accadde negli anni 60 - racconta don Antonio - quando mio padre mi raccontò di queste strane pietre che aveva rinvenuto sull'antica strada di San Salvatore. Sono sempre stato un appassionato di archeologia e così sono andato a dare un'occhiata. Ho cominciato a scavare e ho rinvenuto un piatto di terracotta nero, un bicchiere dello stesso materiale e un'anforina più sottile di color mattone. Una volta i morti venivano accompagnati anche con cibo e bevande nell'Aldilà”. Don Antonio, vista l'importanza di questi reperti, non solo comunicò il ritrovamento, ma li donò alla scuola media di Pietralunga che per anni li ha tenuti visibili al pubblico. Don Mandrelli è stato insegnante sì, ma per un certo tempo fece anche altre esperienze e quando tornò a scuola nel 1976 con suo vivo disappunto i reperti della tomba erano spariti. “Pare che un tizio di Gualdo Tadino della sovrintendenza sia venuto a prelevarli con il beneplacito dei dirigenti scolastici, ma io non ne ho saputo niente così come non ho idea di dove possano adesso essere esposti”. Quello che vuol sapere don Antonio è se esistano dei documenti che attestino il passaggio di questi reperti o delle foto, così come vorrebbe anche sapere che fine ha fatto un dipinto. “Deve sapere che alla Pieve dé Saddi c'era un bel quadro raffigurante la Morte di San Florido, dipinto da Corintus Ciurellus, un pittore che lavorava in zona nel 1500. Questo quadro, però, non c'è più presso la Pieve dé Saddi e chissà che fine ha fatto...”. Don Antonio racconta che lui è riuscito a salvare il quadro di Corinto Ciurello della Madonna del Rosario. “È mia ferma intenzione rimetterlo esposto a Castelfranco”. Don Mandrelli auspica che, qualora tutti questi reperti non siano più rintracciabili, almeno possa essere allestito dall'amministrazione comunale uno spazio per una mostra fotografica di oggetti davvero di epoche molto antiche: “Di quando ancora la gente viveva e camminava a ridosso dei monti”, conclude don Mandrelli con rimpianto e un velo d'amarezza.