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Il "cuore verde" perde colpi: popolazione sempre più in calo

Marina Rosati
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Umbria sempre meno attraente con una fuga verso regioni limitrofe e i paesi esteri abbastanza preoccupante. A parlare sono gli ultimi dati Istat che evidenziano un saldo negativo tra uscite ed entrate di richieste di residenza nel Cuore verde. Nel 2015 sono stati infatti 8.478 gli umbri che hanno stabilito la loro residenza fuori dalla regione, di cui 2.241 addirittura fuori paese. A fronte di queste uscite si registrano 6.281 immigrati, di cui 3.870 da paesi esteri e 2.411 da altre regioni che hanno chiesto di stabilire la loro residenza nel Cuore verde. Tra emigranti e immigrati il saldo è quindi negativo così come risulta in stand by il valore nominale complessivo della popolazione che deve affrontare una crescita sempre più consistente di anziani e uno stop fortissimo di nascite. Segnali, questi ultimi, che evidenziano una regione in cui il motore dello sviluppo è bloccato e che fa fatica a diventare attrattiva sotto il profilo economico e sociale, pur avendo un livello di salvaguardie sanitarie ancora discrete. Anche con gli ultimi dati presentati dalla Cgil nel rapporto Ires si evidenzia la crisi del mondo del lavoro e le difficoltà dei giovanissimi ad entrare in questo mercato degli ultraquarantenni a riposizionarsi. E' abbastanza significativo infatti il dato secondo cui, a causa della scarsità di lavoro, ben l'11,7 per cento della popolazione tra i 18 e i 59 anni ha lavorato meno del 20 per cento rispetto alle proprie possibilità. “Un dato - sottolinea Mario Bravi dell'Ires-Cgil - superiore a quello delle regioni limitrofe e della media nazionale che mette in risalto una situazione di totale logoramento del tessuto lavorativo locale, incapace ad oggi di offrire prospettive e soluzioni di ripresa”. Minor lavoro significa poi minor ricchezza. E l'Istat anche da questo punto di vista snocciola un dato emblematico riferito alle differenze sociali. Se nel 2014 il rischio povertà si attestava al 21,9 per cento nel 2016 lo stesso quoziente è arrivato al 28,5 con un incremento del 6,6 per cento. “Questo significa - spiega ancora Bravi - che circa 240mila umbri sono a rischio povertà ed esclusione sociale. E' evidente che quelle tutele sociali e lavorative che c'erano prima non ci sono più e le pesanti perdite in termini di posti di lavoro hanno abbassato le certezze anche di quella classe media che prima era ben lontana da certe soglie”.