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Lo chef "re del tartufo" potrebbe tornare in Umbria

Jacopo Barbarito
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“Se tornerò a mettere una chiave dentro la serratura della porta di ingresso di un nuovo ristorante lo farò sicuramente a Città di Castello”. A distanza di tre anni esatti dalla chiusura dello storico ristorante, “Il Bersaglio”, regno incontrastato per decenni della cucina e gastronomia a “cinque stelle” ispirata a tartufo bianco, funghi e cacciagione, Pierluigi Manfroni, chef di fama internazionale, che si è trasferito nel “buen retiro” del gusto nella sua “Locanda del Viandante”, all'interno del Parco dei Monti Rognosi, al confine fra i comuni di Anghiari e Caprese Michelangelo, si è lasciato sfuggire una dichiarazione sibillina che la dice lunga sulla volontà e desiderio mai nascosto di tornare alla base di partenza e ripartire per una nuova avventura fra i fornelli. Complice una cena con una nutrita rappresentanza della stampa tifernate, capitanata da Pasquale Baruffi e Walter Verini che, proprio in terra toscana ha voluto tributare, a Pierluigi Manfroni, e con lui la moglie Santina e il figlio Lorenzo, artefici dell'arte culinaria che ne hanno fatto uno stile di vita, un giusto riconoscimento per “aver promosso il territorio tifernate, le tradizioni, la storia, l'arte e la cultura, attraverso l'attività di ristorazione di assoluto livello qualitativo con il “Bersaglio” diventato un vero e proprio “cult” a livello internazionale.”