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Referendum, ecco cosa ne pensano gli sfollati della Valnerina

Federico Sabatini
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Il 4 dicembre è in calendario il terzo referendum costituzionale della storia della Repubblica Italiana, dopo quelli del 2001 e del 2006, un evento che sta infiammando la politica, il governo e le opposizioni da ormai diverso tempo. Tanti i sostenitori del “sì” che seguono le indicazioni del primo ministro Renzi, altrettanti i sostenitori del “no”, promosso da tutte le opposizioni e non solo, ma anche moltissimi indecisi e cittadini che non pensano di andare a votare. In particolare, in questo periodo di grandi eventi tragici per l'Italia, sono molti a credere che il Bel Paese abbia altre priorità rispetto al referendum, come tanti fra i terremotati della Valnerina di stanza a Perugia. “Non ci sono le scuole, la situazione nelle zone terremotate è ancora la stessa, ma riescono ad aprire dei seggi? - è l'opinione di Loredana Bruni, 56 anni originaria di Cascia - qua ci si preoccupa delle votazioni, io non andrò a votare, ci sono altre priorità, non solo per noi ma per tutta l'Italia, basta pensare all'ultima alluvione”. Invece “di pensare alle cose veramente importanti - è d'accordo Emilio Lanfranchi, 54 anni, anche lui di Cascia - si pensa alle votazioni, non è questo il momento, c'è bisogno di altro”. Nemmeno Mariangela, anziana signora di Norcia, a Perugia da quando c'è stato il terremoto, andrà a votare. “Sono anni che non voto e a maggior ragione non ci andrò nemmeno questa volta - ha dichiarato Mariangela - ci prendono solo in giro con tante promesse, non avranno i miei voti”. E così via sono molti tra i terremotati della Valnerina, ora a Perugia, che si sentono sfiduciati e non andranno a votare, cercando invece di concentrarsi sulla vita per riprendersi con le proprie forze dal terremoto. Comunque tra i tanti terremotati c'è anche chi pensa di partecipare al referendum, come Alessandro, ventinovenne di Norcia con un'attività nel centro storico della città di San Benedetto. “Penso che il 4 dicembre forse andrò a Norcia a votare - ha spiegato Alessandro - ora come ora non lo so, qua si vive alla giornata, ma il giorno del referendum penso che tornerò per votare e vedere come sta andando la situazione a Norcia”. Intanto chi si occupa dei terremotati rimasti a Perugia si sta organizzando per far fronte a questa esigenza. “In questi giorni stiamo facendo un “censimento” per sentire chi è interessato ad andare a votare e chi no - hanno spiegato dal centro di ascolto, allestito dalla Caritas e dalla Croce Rossa, per i terremotati che vivono ora in un hotel della zona di Monteluce - c'è meno gente, tanti stanno tornando o si sono avvicinati verso Spoleto, ma ancora in questo albergo sono presenti più di ottanta persone”. La Croce Rossa, legge alla mano, a sua volta “ha fatto sapere che su richiesta, entro il 29 novembre, si può votare direttamente a Perugia, sennò ci stiamo organizzando per il trasporto, di chi non è automunito, nei comuni di Norcia e Cascia per le votazioni - hanno fatto sapere dal centro di ascolto - la situazione non è facile, la gente è meno scossa ma ancora provata, noi come Caritas, Croce Rossa e Oratorio cerchiamo di esserci in qualsiasi momento per loro”.