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"Il terremoto è un mostro che ci sta mangiando l'anima"

Sergio Casagrande
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Continua a farsi sentire, incessantemente. Di giorno, come di notte. E con colpi forti che si alternano a movimenti più lievi. Il terremoto non si placa e non dà tregua. Non va mai a dormire. E non fa mai dormire... “E' un mostro capace di mangiarti l'anima”, dice un'anziana ospite del Centro Caritas dove si sono radunati gli sfollati di Preci. Solo nell'arco di una decina di ore, nella seconda notte passata dopo la prima forte scossa, i sismografi hanno registrato quasi 100 movimenti della terra, la maggioranza dei quali avvertita dalla popolazione. Ma in realtà, da quando si è attivato il nuovo sciame, ovvero dalle 19.10 di mercoledì scorso (magnitudo 5.4), le scosse sono state più di 900. L'Istituto nazionale di geofisica, in particolare, precisa che quelle di magnitudo compresa tra 3 e 4 sono state più di 80; e 5 hanno superato magnitudo 4. Gli epicentri sempre lì, lungo quella faglia che unisce allo stesso destino una fetta della Valnerina umbra alla Valnerina marchigiana partendo da Preci e arrivando fin oltre Visso, a Castelsantangelo proprio dove, dalla roccia, sgorga l'acqua del fiume Nera (guarda le immagini dei danni in Umbria). Per gli abitanti di queste zone è un amaro ritorno al passato: a quel 1997 e a quel 1998 in cui il “terremoto infinito”, quello cominciato con le scosse di Colfiorito, per quasi un anno intero finì per logorare i nervi. “Il problema - osserva il sindaco di Preci, Pietro Bellini - è che allora, come nel 1979, molti erano giovani ed oggi, invece, sono anziani... Reggere allo stress, a uno stress poi che ti ha già lasciato dei segni profondi nell'anima, non è di certo facile come nel passato...” Come, per tanti, non è facile digerire il fatto di dover ricominciare daccapo con le opere di ristrutturazione e consolidamento. Perché è vero che, fortunatamente, anche stavolta in Umbria non ci sono state le grandi devastazioni che si vedono nelle Marche e nel Lazio. E che il merito è dei lavori fatti soprattutto dopo i terremoti del 1979 (Norcia) e del 1997-'98. Ma è anche vero che, anche questa volta, come il 24 agosto scorso, il terremoto ha comunque lasciato i suoi segni e i suoi morsi. Ed è altrettanto vero che in molti casi i danni sono particolarmente ingenti: tantissime le case squassate, alcune quelle crollate e pesantissimi gli sfregi inflitti al patrimonio storico e artistico. A Preci, in particolare, la situazione più grave di questa nuova emergenza. In attesa di sopralluoghi dettagliati che verranno eseguiti solo quando il sisma concederà una tregua, le criticità maggiori appaiono al momento quella nel centro storico (dove si vanno definendo i margini di un'ampia zona rossa) e in alcune frazioni , come Collescille, Aquaro Todiano e Abeto che hanno visto numerosi crolli, soprattutto di edifici già duramente provati dalle scosse di agosto. A Preci danni ingenti li hanno riportati anche gli edifici pubblici, dichiarati tutti inagibili (compresi il municipio e il comando della stazione dei carabinieri) ad eccezione della struttura che ospita la scuola elementare e quella materna che sembra aver retto egregiamente alle sollecitazioni della terra. A Preci, intanto, dopo le verifiche preliminari eseguite ieri mattina, si stimano in 120 le persone che anche oggi necessiteranno dell'assistenza continua perché impossibilitate a rientrare nelle loro abitazioni. Tra il 26 e il 27 ottobre erano state 300. Ma anche questa notte, se il terremoto non si placherà, a Preci, come in tutte le altre località colpite dal sisma, a dormire lontani da casa saranno sicuramente molti di più. E chissà ancora per quanti giorni.