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Ragazza cerca donatore di midollo, ricevuto il trapianto

Roberto Minelli
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La ventenne assisana in cerca di un donatore di midollo osseo ha ricevuto il trapianto. Per la giurista 27enne affetta da aplasia midollare invece, si stanno ancora valutando possibili donatori. Nessuna delle due ha trovato un donatore compatibile ma la scienza, che avanza con passi da gigante, se non trova una via che porta alla risoluzione di un problema, se la crea da sola. "Non trovare un donatore compatibile non equivale ad una sentenza di morte - dichiara il professor Andrea Velardi, direttore del "programma trapianto" del reparto di ematologia dell'ospedale Santa Maria della Misericordia - oggi la ricerca ci permette di attuare trapianti di routine da donatori familiari non compatibili, ottenendo risultati per lo più analoghi a quelli conseguiti grazie ai trapianti da donatori esterni compatibili". La strategia terapeutica del centro, articolato sulla base di linee guida europee e nord americane dalle quali ha ricevuto l'accreditamento e che vanta un primato planetario, ha rivoluzionato il sistema classico delle donazioni di midollo osseo apportando una soluzione efficace alla lacuna rappresentata dalla mancanza di donatori compatibili. "Si ricercano donatori compatibili familiari o volontari del registro internazionale - sottolinea Velardi - ma se non si riesce a trovarli, si utilizza un donatore familiare non compatibile. Con la donazione di midollo si può salvare la vita di una persona che vive dall'altra parte del mondo". Negli ultimi giorni in moltissimi stanno chiedendo informazioni sulla donazione di midollo. "La storia delle due giovani di Assisi ha creato molto movimento: in tanti chiamano e si presentano in ospedale per avere delucidazioni sull'iter da seguire per diventare donatori - riferisce il dottor Mauro Marchesi, primario del centro trasfusionale del Santa Maria della Misericordia - è certo che non si tratta di una donazione di sangue perciò, essendo un'attività più complessa, c'è un percorso più lungo da seguire". Un percorso comunque fattibile e non rischioso. Il dottor Marchesi consiglia a chi vuole diventare donatore di midollo osseo di prendere appuntamento al centro trasfusionale dell'ospedale di Perugia. "Per prima cosa - spiega Marchesi - l'interessato deve compilare un test, dal quale si apprende se sussistano i requisiti fondamentali e le giuste motivazioni per proseguire con la tipizzazione, che è una delle tante attività del reparto. Successivamente viene fatto un prelievo tramite il quale si accerta il cosiddetto HLA, una sorta di gruppo sanguigno dei tessuti. Una volta stilato il quadro genetico dell'aspirante donatore, si viene inseriti nel registro internazionale ma - chiarisce Marchesi - possono diventare donatori solo i giovani tra i 18 e i 35 anni, mentre la permanenza all'interno del registro è permessa fino ai 55 anni di età - poi conclude - Abbiamo di recente attivato la donazione da cordone ombelicale, ricca sorgente di cellule staminali. La donazione di midollo è innocua ma non è da prendere nemmeno con leggerezza. Non si può chiedere di diventare donatori sulla scia di un evento mediatico ma è necessario che entri nella cultura legata al tessuto sociale il discorso del dono, un gesto non legato al bisogno ma ad uno stile di vita solidaristico e consapevole". Intanto la ricerca e la valutazione dei potenziali donatori prosegue senza sosta.