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Ciprian, che storia: salvato dall'amore di Madre Teresa

Roberto Minelli
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Madre Teresa di Calcutta verrà proclamata Santa domenica prossima 4 settembre e tra le tante persone alle quali ha cambiato la vita c'è anche quella che riguarda un giovane legato alla città serafica: è la storia di Ciprian, un ragazzo rumeno oggi ospite dell'Istituto Serafico di Assisi e nato con le ossa del cranio non saldate e per questo abbandonato alla nascita dalla madre in un orfanotrofio “per casi incurabili”. Durante una visita in quell'istituto, Madre Teresa (che il 16 febbraio del 1993 tornò in Italia per essere la sua madrina di battesimo), rimasta colpita dalla tragicità della storia, decise di portare via con sé il bambino per farlo operare a Roma al Policlinico Gemelli (dove viene sottoposto a diverse operazioni chirurgiche che riescono a salvargli parte della vista dell'occhio destro) e trovargli successivamente una famiglia adottiva. “Nonostante l'adottabilità sancita dal tribunale dei minori di Roma - spiega Francesca Di Maolo - nessuno è arrivato fino in fondo e nell'impossibilità di trovare una mamma e un papà, le suore della Carità bussarono alla porta del Serafico. Da allora siamo noi la sua famiglia” aggiunge la presidente del Serafico, modello di eccellenza italiana ed internazionale nella riabilitazione, nella ricerca e nell'innovazione medico scientifica per i ragazzi con disabilità plurime. Sono passati quasi 20 anni da allora e oggi Ciprian continua a vivere al Serafico, dove è diventato un attore negli spettacoli del laboratorio teatrale, un pittore al laboratorio grafico, un marciatore, tale da affrontare un tratto del cammino di Santiago de Compostela, un campione di nuoto che ha vinto la medaglia d'oro alle special olympics nel 2014 e uno straordinario smontatore di oggetti. “Gli è sempre piaciuto smontare tutto, un giocattolo, un mobiletto, un tavolo, una volta ha smontato anche una porta. Smontare gli oggetti per Ciprian significa conoscerli, scoprire tutti i dettagli, avere la certezza che ogni pezzetto, anche il più piccolo, ha un ruolo ed è prezioso”, racconta un'assistente sociale del Serafico.