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Antognolla parla russo: progetto da 150 milioni

Anna Lia Sabelli Fioretti
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L'impasse sembra essere riuscito, cosi che il Castello di Antognolla esce all'improvviso dal vicolo cieco in cui era finito in questi ultimi tempi per riprendere, da subito, il suo percorso verso il traguardo finale: diventare un resort di grande lusso unico in Europa, percorso interrotto nel 2014 per divergenze di vedute tra i tre soci ed in particolare con Mario Bandiera del gruppo italiano di Les Copains. A sbloccare la situazione è stata la decisione di uno degli altri due soci, il fondo di investimento Viy Greater Europe Fund Hospitality che nel 2013 era entrato in società con il 25% delle azioni, di acquisire per intero le quote di Bandiera e parte delle quote di Alessio Carabba Tettamanti, diventando d'un balzo l'azionista di maggioranza. Nelle intenzioni del fondo di investimento Viy che batte bandiera lussemburghese c'è quello di portare a termine velocemente il progetto Antognolla, che ormai aveva imboccato la dirittura finale, investendoci sopra ben 150 milioni di euro. La notizia del passaggio di mano e della rivoluzione societaria (Carabba ora è in minoranza ma resterà nel Cda e manterrà dunque un ruolo attivo nello sviluppo del progetto) arriva direttamente dalla Russia, pubblicata dal quotidiano "Vedomosti", il secondo giornale economico sovietico, e rimbalzata sul sito "The Newspaper.com" con tanto di splendida fotografia del complesso visto dall'alto. Co-fondatore e principale azionista del Fondo Viy Management è Andrey Yakunin, figlio dell'ex capo delle Ferrovie russe Vladimir Yakunin, grande amico di Putin.  Articolo completo nel Corriere dell'Umbria di domenica 7 agosto (CLICCA QUI)