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Valle dei fuochi: "Così affrontammo la battaglia delle ceneri"

Alessandro Antonini e Sara Minciaroni
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Alle due assemblee indette dal Comune di Panicale, come atto di trasparenza e confronto con i cittadini sulla vicenda che negli ultimi tre mesi ha visto al centro la situazione ambientale e la salute della Valnestore, hanno partecipato anche due ex esponenti politici di Città della Pieve. Entrambi appartenenti all'allora Democrazia Cristiana sulla metà degli anni '80 si batterono contro l'arrivo delle ceneri liguri. Per loro quella lotta segnò l'inizio di una trafila giudiziaria. Vennero denunciati dal titolare di una delle aziende che trasportava quelle ceneri per un manifesto che venne affisso in tutte le frazioni e nel capoluogo. Seguirono tre gradi di giudizio, alla fine dei quali furono assolti. "Io e l'amico Baccelli - racconta Walter Mangiabene ex consigliere Dc al Comune di Città della Pieve - sostenemmo una battaglia contro lo scarico delle ceneri nel nostro territorio. E' vero che la magistratura oggi si è mossa con rapidità per fare luce sulla vicenda, ma con altrettanta rapidità si mosse nei confronti nostri, per processarci in quegli anni". Stando al racconto, prima dell'inizio dello scarico per le ceneri nelle terre umbre, provenienti dalle centrali Enel di La Spezia, Vado Ligure e Savona "avemmo degli incontri con gli amministratori di quei territori e ci dissero che assolutamente non dovevamo accettare nelle nostre comunità queste ceneri". Del resto "se fosse stato un materiale senza rischi o conseguenze non avrebbero avuto la necessità di smaltirlo altrove". "Noi insistevamo - racconta - affinchè questa roba venisse portata nelle discariche autorizzate e non venisse dispersa nel territorio ed avemmo scontri molto duri nel partito. Facemmo un manifesto che generò un po' di scompiglio e per quelle frasi abbiamo subito un processo". Discariche autorizzate ce ne erano. Questo lo sappiamo bene, ma avevano una capienza limitata. Ecco perchè le ceneri venivano di buon grado distribuite gratuitamente dai gestori dei trasporti e dello smaltimento ai Comuni e ai privati. Il tutto, almeno a quanto risulta da alcuni carteggi e almeno per quanto riguarda i Comuni, dietro parere positivo rilasciato dalle Asl di allora, ma non esiste documentazione per tutte le distribuzioni fatte sul territorio. Quando un privato riceveva la cenere non c'era chi controllava che le prescrizioni del caso fossero rispettate. Ed ecco come non è possibile stabilire se ogni collocazione di questi "rifiuti speciali non pericolosi" sia stata oggetto di contenimenti e osservanza delle prescrizioni. Ogni camion che arrivava dalla Liguria e che non finiva in discarica era un guadagno indiretto, consentiva di non riempire la discarica e continuare i viaggi. Gli stessi che di notte, più che di giorno, tormentavano i cittadini della Valnestore, i cui ricordi sono ancora vividi "prima scoperti, poi coperti - raccontano - in piena notte era una via vai continuo, seminavano cenere su tutto il loro percorso e la massa delle polveri andava ad aggiungersi a quella che già dal camino della centrale era stata sparsa per anni". Mangiabene cita un incontro con sindaco e vicesindaco di Casole d'Elsa che si opposero a quei tempi all'interramento delle ceneri nelle loro discariche. "Dissero che non dovevamo prendere quei rifiuti. Ma noi non eravamo contrari a priori. Insistevamo che le ceneri venissero portate nella discarica autorizzata e non dispersa territori. Invece volevano portarla a Moiano, Po'Bandino e altre zone. Anche il presidio multizonale in un parere disse che servivano tante cautele nello stoccaggio e interramento". Così il manifesto, cento copie, è stato affisso 31 anni fa un po' in tutto il pievese. Il processo, in terzo grado, ha dato ragione agli estensori dello scritto. Dove si parla, testualmente, di "veleno e soldi da spartire". Il compasso della cosiddetta "Valle dei fuochi" dicitura che tanto fa discutere, ha già dimostrato che l'interramento di ceneri riguarda tanti territori da Fabro fino a Perugia.