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Profughi a Capodacqua: "Accoglienza sì, ma occhio ai numeri"

Susanna Minelli
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Alle spalle hanno tutte storie difficili e nell'ultima settimana ne sono sbarcati a centinaia nell'isola di Lampedusa. Cinquantacinque di loro sono stati trasferiti - su disposizione prefettizia - a Capodacqua di Foligno. Una frazione non nuova all'accoglienza. Già tre anni fa decine i rifugiati di origine bengalese avevano trovato alloggio nelle casette di legno utilizzate per il terremoto. Mai grossi problemi. Una permanenza sostituita nei mesi scorsi da 15 ragazzi provenienti dall'Africa centrale a cui ora se ne sono aggiunti altri 50. “Si tratta di tutti giovani uomini provenienti dai paesi dell'Africa subsahariana sbarcati in Italia negli ultimi giorni durante i quali si è potuto assistere ad un flusso eccezionale - ha detto Silvia Rondoni, di Arci Perugia - superate queste prime fasi di prima accoglienza inizieremo ad avviare i servizi di prima necessità come quelli di assistenza sanitaria, legale e linguistica”. Il loro arrivo non è passato inosservato. Il Comune, per bocca del sindaco e dell'assessore Franquillo ha rassicurato sul fatto che presto i profughi saranno ridistribuiti: “Sì al modello diffuso per favorire l'integrazione senza creare ghetti”. Diversi abitanti non ne fanno un dramma. “Per noi non è una novità - spiega il gestore del bar alimentari del paese - i ragazzi africani che già sono qui non hanno mai dato problemi. Li vediamo anche relativamente poco in paese, preferiscono restare al campo dove risiedono”. “Se ci sono le possibilità è giusto accoglierli”, gli fa eco un altro residente. “Finora - affermano un gruppo di anziani - non abbiamo mai avuto nessun problema e se si tratta di aiutarli lo facciamo di buon cuore con la nostra ospitalità. Tuttavia visto che il numero sta diventando cospicuo sarebbe giusto intensificare i controlli ma senza allarmismi”. C'è però chi storce anche il naso. Almeno a detta di Casapound: “Abbiamo fatto un sopralluogo - dichiara in una nota Saverio Andreani del movimento - è subito emerso il malcontento degli abitanti del posto che si chiedono per quanto i 70 “profughi” rimarranno nelle casette di legno. Inoltre è emerso che molti provengono da nazioni dove non c'è alcuna guerra. Ci sembra incredibile che ne siano stati concentrati così tanti in un paese così piccolo. Ci aspettiamo delle risposte immediate da parte dell'amministrazione comunale, che per lungo tempo ha negato questi alloggi a famiglie italiane in emergenza abitativa”. Dubbi anche da Lega Nord: “Vigileremo sul rispetto delle promesse del sindaco e per vedere se effettivamente saranno impiegati in lavori di manutenzione per la città”.