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Valle dei fuochi, "giallo" lignite: banchi ancora presenti

Alessandro Antonini e Sara Minciaroni
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I banchi di lignite a Pietrafitta sono davvero esauriti? Secondo alcune testimonianze no. In particolare, attorno al lago grande, ci sarebbe un banco ancora intatto. Proprio dove l'ovale si fa imperfetto e forma una specie di “dente”. Ma alla domanda dell'incipit è stato già risposto dalle istituzioni negli anni Ottanta. Con un secco sì. Un “sì” che portò all'ipotesi di una nuova centrale a carbone, con tanto di comitato contrario che alla fine, nonostante i respingimenti dei ricorsi, fece sì che quella centrale fosse a metano (turbogas). Ma prima ancora, negli ultimi sei anni di vita della vecchia centrale (dal 1985 al 2001), dalle ciminiere di Pietrafitta usciva fumo di diversi colori. Veniva bruciata non più lignite della zona, ma lignite di Bastardo, oltreché bricchette di lignite dalla Germania, nocciolino e sansa, vinacciolo, carbone. Le grandi quantità di lignite provenienti dal comune di Gualdo Cattaneo essendo miste ad argilla venivano imbevute di gasolio per farle ardere meglio. Il fumo che usciva dalla ciminiera era nero. Sarebbero stati bruciati residui della combustione in caldaia della centrale di Civitavecchia - in via sperimentale - e finanche, stando ad alcune testimonianze, della naftalina anche in questo caso in via sperimentale e solo una notte. A suffragare la diversità di materiali utilizzati ci sono le scorie: concrezioni di materiale combusto ancora rintracciabili in mezzo alla terra e alle ceneri nelle varie discariche sparse nella zona. Anche negli ettari coltivati a grano. Senonché, in base ad alcune testimonianze di cui è stata fatta annotazione anche nell'ambito dell'inchiesta della procura, un banco di lignite in particolare sarebbe ancora presente nella zona del lago artificiale. Uno di coloro che prese parte ai lavori di escavazione ad un certo punto trovò sottoterra del materiale scuro. Fermarono i macchinari, il direttore dei lavori li obbligò a modificare il tracciato. E qui sorge un altro interrogativo: perché asseverare che la lignite era terminata quando non era così? Per giustificare traffici di altro materiale da altre centrali, come è poi avvenuto in seguito? Prima la lignite di Bastardo, come detto, poi le ceneri dalla Liguria. Milioni e milioni di metri cubi bruciati e sotterrati con i rifiuti solidi urbani. E almeno tre aziende, fiorenti, di trasporti, che ne hanno fatto un business. Sono gli albori di una vicenda che per trent'anni è rimasta sottotraccia, ma che lo scorso novembre con una serie di esposti e con un esame preliminare del registro tumori - che ha evidenziato dati sopra la media - è tornata a galla, innescando un'inchiesta della procura, a tutt'oggi in corso e sotto segreto istruttorio. Idem per i controlli di Arpa e Asl. Per questi non resta che aspettare. Per ciò che è accaduto in più di sei lustri, c'è ancora da scavare.