Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Valle dei fuochi: "Vogliamo analisi su patologie tumorali"

Alessandro Antonini e Sara Minciaroni
  • a
  • a
  • a

Malati, sindaci, assessori e consiglieri comunali di Piegaro e Panicale, l'assessore regionale all'ambiente Fernanda Cecchini. Decine e decine di cittadini. Presenti anche i carabinieri. Il Comitato dei malati della Valnestore ha convocato al circolo di Colle San Paolo (Panicale) il popolo della Valle dei fuochi che si è confrontato con la politica locale e regionale sul caso sollevato dal Corriere dell'Umbria. Sono state ribadite con forza le le richieste di analisi e accertamenti sulle patologie tumorali riscontrate nella zona e sulle aree interessate da interramenti di ceneri e rifiuti. Intanto le modifiche morfologiche del territorio raccontano di interramenti di ceneri, colline posticce e casi sepolti nella memoria di pochi. Nel periodo relativo alla costruzione della nuova centrale Enel (terminata nel 2003), quando l'attività estrattiva era ormai finita come il gran "traffico" di ceneri, si resero necessarie mastodontiche movimentazioni di terra. Per effettuare il "precarico" sull'area della futura centrale a metano si prelevarono imponenti quantità di metri cubi di terra dall'area che oggi appartiene alla Sviluppo Valnestore che poi, unitamente a quelle dello scavo per la realizzazione della struttura, vennero "rispalmate", nella zona compresa tra il fiume Nestore e quella oggi identificata come area adibita a discarica di ceneri e rifiuti. Su circa ottocento metri in linea d'aria per una superficie di circa 40 ettari venne riversata "una montagna di terra", quella superficie nemmeno fu sufficiente, si chiesero quindi autorizzazioni per accedere ai terreni dei privati confinanti per quasi altrettante cubature. Un'operazione che provocò la "morte" di una quindicina di querce secolari, soffocate letteralmente da quella "sepoltura", evento per il quale la Forestale emise verbale e sanzione. Dalla linea dettata dal fiume Nestore fino ai grandi macchinari di miniera che ora "dormono" sulla collina, si impose un rilevato a degradare dai circa 6 metri fino al circa metro e mezzo che divenne il nuovo argine del fiume. Con uno stravolgimento non solo visivo ma anche stratigrafico (rispetto alla composizione del sottosuolo) e idrografico (per le falde sottostanti). Una tale movimentazione oggi avrebbe opportunamente richiesto almeno le analisi di classificazione del terreno, questo allora non avvenne, perché come abbiamo più volte sottolineato nel corso dell'inchiesta, le normative di allora non lo prevedevano. Di questo impressionante cambiamento aveva riferito in commissione regionale anche la dirigente Sara Passeri, dell'Arpa, mostrando planimetrie e foto per far comprendere come la Valnestore sia cambiata dal 1954 a oggi. Su quell'area ci sono stoccati circa 4 milioni di metri cubi di ceneri. Più quelli non autorizzati interrati nei terreni privati.