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Festa dei Ceri, commenti e polemiche dopo la corsa

Roberto Minelli
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Quando i Ceri di San Giorgio e Sant'Antonio sono entrati nel chiostro della basilica, il Cero di Sant'Ubaldo era stato scavijato, così come era stato deciso da giorni dall'assemblea dei ceraioli santubaldari. Ma il capodieci Stefano Rossi e il Capocetta Paolo Pastorelli sono rimasti qualche momento sulla soglia della chiesa con la statua del Santo Patrono, prima di entrare in chiesa dove poco dopo sono arrivati gli altri due Santi. Un gesto simbolico e significativo. Il cappellano don Mirko Orsini ha ripreso il tema quando ha detto: "Grazie corale a Capitani e Capodieci" e che due settimane prima aveva auspicato un clima di coralità a contraddistinguere la festa. "Coralità e gioia - ha concluso - che si è vissuta grazie allo spirito particolare dei protagonisti di quest'anno". E i tre capodieci Stefano Rossi (Sant'Ubaldo), Matteo Battistelli (San Giorgio), Michele Gaggiotti (Sant'Antonio), i due capitani Luca Pecci (primo) e Vincenzo Lauri (secondo) e il trombettiere Marco Tasso già dal mattino, sulla scalea del Palazzo dei Consoli con un insolito abbraccio collettivo avevano dato un primo segnale del loro modo di vivere la Festa, e cioè con "coralità e gioia". Durante la mostra il Cero di San Giorgio si è fermato sui ceppi sotto gli Arconi. Questo per permettere ai ceraioli di pranzare e poi riprendere la mostra. In molti si sono chiesti se si sia trattato di un primo passo per fermare i tre Ceri davanti alla casa di Sant'Ubaldo come aveva proposto l'Università dei Muratori, che era stata accettata da molti, bocciata da una parte di ceraioli e rimandata a tempi più maturi dai più. Articolo completo nel Corriere dell'Umbria di martedì 17 maggio (CLICCA QUI)