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Valle dei fuochi, mistero sul fondale del lago di Pietrafitta

Sara Minciaroni e Alessandro Antonini
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In molti nella Valnestore lo definiscono il lago più bello dell'Umbria, il paradiso dei pescatori (carp fishing) e degli amanti della natura. E in effetti Enel ai tempi della costruzione della centrale ha bonificato tutta l'area, ottemperando alle prescrizioni di legge sulla riambientazione del sito: sono state messe a dimora 15 mila piante autoctone, il terreno è stato ripulito e piantumato. La locale associazione di pesca sportiva, l'anno scorso ha organizzato lì i mondiali di pesca alla carpa. Ma il laghetto nasconde un segreto. Le voci che da decenni lo vogliono depositario di rifiuti sversati abusivamente sotto il fondale, trovano riscontri testimoniali che stanno arrivando in redazione. Blocchi di cemento con dentro fusti non meglio identificati che sarebbero stati buttati sui fondali, o sotto di essi. Del resto di un presunto traffico di rifiuti tossici tra La Spezia, Pietrafitta e Fabro si trova riscontro in un'interrogazione parlamentare del 1992. Tutti pezzi di un puzzle ancora da comporre. Ma torniamo al lago. Da qualche anno è vietato entrare in acqua con natanti. Però prima, quando si poteva, alcuni pescatori hanno utilizzato l'ecoscanner per scandagliare i fondali. Ebbene - raccontano - c'erano delle "interruzioni del segnale", manifestazioni di irregolarità sul fondale come se ci fossero dei "pozzetti" in fondo al lago. Altro fattore che emerge dal racconto dei pescatori: i pesci negli anni si sarebbero concentrati solo in alcuni punti del lago. In altri, soprattutto nella parte bassa, non ci sarebbe la fauna ittica, cosa che se confermata dimostrerebbe un ecosistema fortemente compromesso del fondale. Sempre in base ai racconti, un'alta percentuale di manganese (che tende a depositarsi nei fondali) viene segnalata tra le possibili concause del fenomeno. Che certamente dovrebbe essere al centro delle indagini in corso da parte dei tecnici che appurano l'eventuale danno ambientale sui siti dove sono stati trovati ceneri e rifiuti, ma anche da parte degli organi inquirenti che dovranno verificare ipotetiche responsabilità ai termini di legge. Ma c'è di più. E' il racconto di un operatore del movimento terra che negli anni in cui si realizzava il lago scavando avrebbe portato alla luce almeno tre bidoni sospetti. Il racconto appare decisamente particolareggiato, malgrado il tanto tempo intercorso, come accade per i fatti che la memoria archivia come importanti. L'uomo ricorda di aver immediatamente avvisato le autorità di quel rinvenimento e di averle attese l'indomani mattina. "Ma quando arrivarono tornammo sul posto e quei fusti non c'erano più, erano spariti".