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Aeroporto "dirottato", la Regione punta sulle ferrovie

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Roberto Minelli
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Nel futuro dell'Umbria dovrà esserci più il treno che l'aereo. L'ha detto a chiare lettere la presidente della Regione Marini alla sala dei Notari, nel corso dell'incontro promosso dal Corriere dell'Umbria nella giornata conclusiva del Festival del giornalismo. Il radicale cambio di strategia è stato annunciato dalla governatrice rispondendo a una domanda su come la nostra regione potrà colmare i ritardi infrastrutturali che finora l'hanno frenata. Al momento di prendere in esame la situazione dell'aeroporto, alle prese con le difficoltà connesse a un pesante taglio di rotte e di voli da parte delle compagnie aeree che vi facevano riferimento, la Marini ha scattato una fotografia tutt'altro che esaltante. “Sull'aeroporto va fatto un ragionamento non solo da umbri - è stata l'analisi - ma cercando di tener conto dello scenario. Di aeroporti come il nostro ce ne sono altri 26 in Italia e tutti con un volume di passeggeri annui ben al di sotto del milione. Il tutto a fronte di investimenti in larghissima parte pubblici e con l'Unione europea ancora restia a intervenire con fondi propri”. Strada tutta in salita, l'ha lasciato intendere chiaramente la Marini, quando ha detto che aeroporti del genere possono anche crescere, ma i numeri resterebbero comunque quelli di scali regionali. E' sulla base di questi dati di fatto che la presidente ha annunciato che “la vera sfida per l'Umbria è la connessione all'alta velocità, compreso il confronto su un punto d'acceso più vicino di Roma e di Firenze”. Chiaro il riferimento alla stazione Media Etruria, individuata all'altezza di Rigutino, alle porte di Arezzo. “Se vanno programmati investimenti - ha spiegato la presidente - la destinazione è chiara: meglio un milione a Trenitalia per un ‘Freccia' che ci colleghi con Firenze e con il Nord, piuttosto che milioni pagati alle compagnie aeree per far crescere il traffico passeggeri di cinque-diecimila unità e fare l'ennesima conferenza stampa”. Articolo completo nel Corriere dell'Umbria di lunedì 11 aprile (CLICCA QUI)