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Letizia Battaglia in prima linea contro la mafia

Giulietta Mastroianni
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…Ma aver fatto in luogo di non aver fatto \ questa non è vanità. Avere, con discrezione, bussato\ perché un Blunt aprisse\ Aver raccolto dal vento una tradizione viva\ o da un bell'occhio antico la fiamma inviolata\ Questa non è vanità.\ Qui l'errore è in ciò che non si è fatto, nella diffidenza che fece esitare. Finisce con i versi di Ezra Pound dai Canti Pisani la lectio magistralis di Letizia Battaglia tenutasi venerdì 17 marzo alla sala dei Notari di fronte ad un pubblico numeroso e commosso (assente invece è la rappresentanza politica della città) nell'ambito del Perugia Social Photo Fest. Con quello cioè che rimane in nome dell'amore dopo una battaglia quotidiana contro la mafia, una specie di  guerra civile “senza sapere chi erano gli amici e i nemici”, cominciata da fotoreporter nel 1969 nel quotidiano “L' Ora” di Palermo, spesa e persa come dice la fotografa, “perché per non farci ammazzare più lo Stato ha dovuto dare qualcosa in termini di leggi e di gare d'appalto, e comunque il pizzo ad oggi lo pagano tutti: rimane ancora una grande umiliazione. Uscivamo a qualunque ora, di giorno e di notte, grazie ad un contatto illegale con la radio della polizia, sapevamo che era successo qualcosa e uscivamo con un senso di nausea, fotografavo con il cuore che batteva a mille, anche quando era un mafioso un uomo morto ammazzato ti appare indifeso. Una volta mi arrivò una lettera minatoria, Falcone mi disse che per tre mesi dovevo smettere di lavorare, ma io continuai”. Sono tanti i ricordi della fotoreporter, che per riuscire a dimenticare il dolore di certe foto, che per anni successivamente ha sognato di bruciare, ha realizzato un progetto in cui ha messo una per uno le sue foto nello sfondo e davanti, in primo piano, una donna nuda, dei fiori, un volto, un seno, un pube, spostando cioè il punctum (il punto di attenzione) verso un immagine felice. Pechè Letizia Battaglia non è solo una fotografa della mafia, e una donna morbosamente attaccata alla città di Palermo. Ha un idea della fotografia che parte dal singolo scatto piuttosto che dalla serie, usa la luce per svelare e nascondere segreti (restituendo a Palermo il suo grado di illeggibilità, per esempio), sfugge alla volgarità e alla banalità ma mai dal dolore, o comunque dal sentimento, usa la macchina fotografica partendo da se stessa “perché si parte da ciò che ci attira, ci rende tristi, ci porta lontano”.  Non a caso cita tra gli autori preferiti Francesca Goodman, Sophie Calle, Joseph Koudelka. Grazie a Leuluca Orlando ha ottenuto i permessi per realizzare un Centro Internazionale di Fotografia in uno dei padiglioni in disuso  dei Cantieri Culturali alla Zisa, “ma i lavori sono cominciati e ancora non sono stati portati a termine, se quest'anno non mi verrà consegnato lo spazio, lo occuperò”. Insomma Letizia Battaglia fa chiudere spesso gli occhi alle sue modelle per serbarne  il segreto, ma lei non li chiude mai, degna sostenitrice del cognome che porta.