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Università, oltre 70 precari a rischio licenziamento

Sabrina Busiri Vici
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“E' tutta gente seria che ha bisogno e merita di lavorare. La situazione è critica e si trascina da tanto tempo, ma non lo si scopre di certo oggi. Va avanti da oltre quindici anni”. Il rettore dell'Università degli studi di Perugia Franco Moriconi non getta la spugna e ce la mette tutta per sfoderare un velato ottimismo di fronte alla protesta dei precari in allarme occupazione. Venerdì 11 marzo i lavoratori si incontreranno davanti a palazzo Murena fin dalle 9. L'obiettivo è scritto in una nota della Cgil: “Denunciare la mancata assunzione di responsabilità della governance di ateneo rispetto ai contratti scaduti e in scadenza del personale precario”. E il sindacato aggiunge: “Alcuni di questi lavoratori sono stati già licenziati e altri seguiranno a breve. Si tratta di una situazione che inevitabilmente produrrà effetti negativi sul funzionamento e sull'efficienza di uffici e strutture dell'amministrazione e dei dipartimenti dell'Università di Perugia; situazione che risulta inaccettabile anche sotto il profilo umano, rispetto a una squadra che da anni e anni fornisce il suo contributo a tutte le attività di ateneo con professionalità e competenza”. Due i passaggi letali. Una sentenza della Corte d'appello del 2015, originata da un ricorso, che dice basta ai contratti a tempo determinato, quindi al precariato. Mentre a dicembre scorso sono i revisori dei conti a mettersi “di traverso”: se non si può più rinnovare il precariato, non si possono neanche sistemare questi lavoratori con contratti a tempo indeterminato. E così tramonta la speranza di stabilizzazione per oltre settanta persone che andavano avanti di rinnovo in rinnovo fin dall'amministrazione precedente. “Purtroppo, qui si vuol combattere la lotta al precariato - prosegue il rettore Moriconi - non con la stabilizzazione, ma rimandando le persone a casa. Trovare una strada è quello che stiamo facendo, ma occorre prima di tutto attendere il parere dell'Avvocatura dello Stato in merito alla sentenza emessa dalla corte d'Appello. Intanto aspettiamo anche proposte da parte dei sindacati”. Articolo completo nel Corriere dell'Umbria di giovedì 10 marzo (CLICCA QUI)