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Migliaia di fedeli in basilica per l'omaggio a San Valentino

Serena Brascugli
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Si ricorderà come una sorta di “Aventino di San Valentino”, la festa patronale ternana del 2016. La basilica strapiena di domenica 14 febbraio per la messa di mezzogiorno non sembrava il ripetersi di una ritualità cara ai fedeli, ma l'esito di una scelta se non polemica, comunque “sentimentale”: salire in basilica, anziché scendere in cattedrale, dove monsignor Piemontese aveva celebrato la funzione poco prima. È vero che in diversi, tra cui vescovo e prefetto, hanno raggiunto la collina dopo aver partecipato alla celebrazione al Duomo, ma anche questo è un segnale di “appartenenza” di un culto ad un luogo. Lo spiega sinteticamente ma efficacemente una parrocchiana a fine messa: “Il santo è qui, dove deve stare e noi pure siamo qui”. Insomma, l'omelia “garbata” di padre Rocco Vispa dei carmelitani scalzi di Roma, che non ha minimamente fatto cenno al burrascoso impedimento della traslazione delle reliquie, non diminuisce la forza legata a una presenza così massiccia di fedeli. La chiesa era quasi piena già a metà mattinata per il rosario e per il lungo susseguirsi di fedeli che hanno fatto visita alle spoglie del santo patrono degli innamorati. Alla messa in basilica era presente anche il parroco di San Valentino, padre Bose, che il giorno prima si era trovato a gestire, o meglio a subire, il duro confronto fra parrocchiani e vescovo finito anche sulle pagine di alcuni quotidiani nazionali. La celebrazione dedicata al santo e coincidente con la prima domenica di quaresima, ha attirato devoti anche da fuori città: “Veniamo tutti gli anni - dice Rita, di Viterbo, con due bambini piccoli - Ho letto quello che è accaduto. Sinceramente non mi è parso per niente bello, questo è il santo dell'amore no? E cosa direbbe di tutto questo?”. Già, cosa direbbe?