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Niente cremazioni, forno fuori uso

Jacopo Barbarito
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Un giorno sfortunato quello del 28 gennaio. L'assessore del Comune di Perugia Dramane Diego Wagué lo ha ben impresso in mente. Perché da allora, con i tecnici dell'edilizia cimiteriale, in testa l'ingegnere Fabio Ricci, cerca di risolvere una grana non da poco: la rottura dell'unico forno crematorio esistente in Umbria. La giunta aveva già previsto di realizzarne uno nuovo, ma non prima di fine anno; ora, quindi, dovrà decidere se far ripartire il vecchio impianto. Dipenderà dai costi, in via di definizione. La durata dello stop, pertanto, al momento resta ancora “non preventivabile”. L'attuale forno crematorio, nel cimitero monumentale del capoluogo, era in funzione dal 1993. E dopo tanti anni di onorato servizio ha alzato bandiera bianca dopo il completamento dell'ultima cremazione programmata alle 15.30 di venerdì 28 gennaio. Un fatto che non riguarda solo i perugini che fanno richiesta di cremazione, ma la regione intera e i cittadini di regioni limitrofe, come Marche e Lazio, che contano sul servizio garantito da Perugia. Anche perché, va detto, qui le tariffe sono competitive, mentre “puntare su altre città (che di solito sono Arezzo, Siena, Viterbo o Firenze) significa sborsare anche il doppio o il triplo”, come ci spiega un esperto. Non dipende solo dai costi aggiuntivi del trasporto, ma, magari, pure da tasse locali volte a contenere la domanda. A Perugia, inoltre, i tempi di attesa sono piuttosto ridotti rispetto ad altri centri. Venerdì 12 febbraio si è svolto un sopralluogo dei tecnici comunali con un esperto arrivato dal Nord Italia per fare il punto. In dieci giorni sarà pronto il preventivo dei costi di riparazione: solo allora la giunta valuterà se all'ente locale conviene sborsare i soldi per i lavori.