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Gioco d'azzardo, casi in costante crescita

Pamela Bevilacqua
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Il gioco d'azzardo patologico è una delle prime forme di "dipendenza senza droga" con conseguenze piuttosto serie sulla salute e in particolare sull'equilibrio mentale che questo tipo di problema è in grado di produrre. Nella ludodipendenza, il gioco diventa una specie di oasi della gioia, fatta di schiavitù, ossessione, ripetitività. "Una patologia in costante crescita - spiega la responsabile del servizio prevenzione e tossicodipendenze dell'Usl 2, la dottoressa Sonia Biscontini - e anche a Spoleto, da pochi anni, iniziano a venire allo scoperto una serie di casi che il servizio segue". Nel 2015 sono stati 13 i soggetti presi in carico e condotti in un percorso di recupero e riabilitazione. La maggior parte sono uomini, una decina, il resto donne. L'età più colpita è quella che va oltre i 44 anni, segue la fascia dei 35-44 anni. "Lo sviluppo sociale del problema del gioco d'azzardo è in parte favorito anche dalle crescenti possibilità di scelta tra una vasta gamma di tipologie di gioco, ormai sempre più legalizzate, che riescono a rispondere alle simpatie dei giocatori con diverse propensioni e con differenti personalità", spiega l'esperta. A fine 2015, otto persone sono state dimesse dal servizio. Va specificato che il gioco d'azzardo patologico è un problema caratterizzato da una graduale perdita della capacità di autolimitare il proprio comportamento di gioco, che finisce per assorbire, direttamente o indirettamente, sempre più tempo quotidiano, creando problemi secondari gravi che coinvolgono diverse aree della vita. Un eccessivo assorbimento in attività dirette o indirette (programmi di gioco, pensieri su come procurarsi denaro) legate al gioco d'azzardo. Articolo completo nel Corriere dell'Umbria di domenica 31 gennaio (CLICCA QUI)