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Decreto salva banche: colpiti oltre 40mila risparmiatori umbri

Andrea Niccolini
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All'assemblea pubblica organizzata sabato 5 dicembre a Gualdo Tadino da Federconsumatori, la prima prevista nella regione, i risparmiatori gabbati sono attesi a frotte. “Arriveranno pure in pullman”, dice il presidente dell'associazione Alessandro Petruzzi. Perché, se anche ieri non pochi azionisti e possessori di obbligazioni subordinate delle quattro banche salvate con decreto legge erano ancora increduli sul fatto di aver perso tutto, il passare delle ore fa aprire gli occhi sull'amara realtà. Rispetto agli istituti di credito graziati dal governo, ossia Cassa di risparmio di Ferrara, CariChieti, Banca Marche e Banca popolare dell'Etruria e del Lazio, in Umbria le segnalazioni dei risparmiatori riguardano soprattutto le ultime due. Ma in quanti hanno visto bruciati i loro risparmi? “Per quel che riguarda Banca Etruria, gli umbri colpiti sono oltre 40mila”, è la raggelante risposta di Federconsumatori. E i territori più penalizzati risultano Nocera Umbra, Fossato di Vico, Sigillo, San Giustino, Gualdo Tadino (nel Gualdese l'istituto di credito locale è stato riassorbito in passato da Banca Etruria). A Perugia particolarmente interessate sembrano le zone di Castel del Piano e San Sisto (“agli ex sportelli della Banca di Roma erano subentrati quelli di Etruria”, è la spiegazione che dà Petruzzi). Nella zona del lago, fioccano le doglianze da Passignano sul Trasimeno. Non a caso il sindaco ha contattato Petruzzi manifestando la disponibilità a organizzare iniziative sul territorio. “Mi risultano oltre 40 risparmiatori danneggiati nel mio Comune. Sono amareggiato, vengono lesi sempre i ‘piccoli' a vantaggio dei ‘grandi'. Vorrei far sentire ai miei concittadini tutta la mia vicinanza”, dice Ermanno Rossi. La Banca delle Marche (ormai ex) in Umbria conta cinque filiali a Perugia, due a Foligno, una a Gubbio, una a Trevi, una a Città di Castello, una a Bastia Umbra, due a Terni e una a Narni. Il numero degli investitori che ora si trovano in difficoltà quindi potrebbe essere ingente. “Non sarebbe male se il consiglio regionale chiedesse alla Banca d'Italia quanti sono gli umbri che sconteranno sulla loro pelle il decreto del 22 novembre - suggerisce Petruzzi -. Anzi, dovrebbe essere il governo stesso a precisare l'impatto sociale del provvedimento adottato”. Federconsumatori a livello nazionale ha annunciato intanto il ricorso al Tar del Lazio per chiedere l'annullamento del decreto. Quella di Perugia sta raccogliendo invece il materiale per presentare un esposto alla procura della Repubblica. Anche la Cgil dell'Umbria unisce la sua voce a quella dell'associazione. “Inspiegabile, a meno di interpretazioni di carattere politico e di interessi poco chiari, perché si salvino solo queste quattro realtà sulle 15 in amministrazione controllata in Italia”, è la riflessione. Poi il riferimento a investitori “spesso inconsapevoli dei rischi” e al fatto che “spesso gli stessi dipendenti di queste banche erano spinti dalle condizioni presenti all'interno degli istituti a collocare certi prodotti”. Quindi, la richiesta di “un intervento celere dei parlamentari umbri, della Regione, dei consiglieri regionali per sollecitare il governo nazionale a salvaguardare i risparmiatori che tra l'altro sono concentrati in una delle aree di crisi maggiori per la nostra regione”. Per tutti l'appuntamento è l'assemblea a Gualdo (sabato ore 15.30 al teatro Don Bosco).