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Centri islamici supersorvegliati: contatti con la questura in chiave anti Isis

Alessandro Antonini
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Diciassette tra associazioni e centri islamici, luoghi di culto e proselitismo attivi, distribuiti in maniera uniforme sul territorio regionale. Tutti supersorvegliati. Quattromila fedeli circa, stando alla stima di Mohammad Abdel Qader, imam di Perugia e Colle Val d'Elsa. Tra questi anche molti italiani convertiti. Qader ricorda come il centro islamico di Perugia ci sia fin dal 1972 (prima nella sede - a tutt'oggi aperta - di via dei Priori e dal 2006 nell'immobile attuale di via Carattoli, sulla Settevalli), e si tratta “della prima comunità islamica ad essersi stabilita nel territorio italiano”. GUARDA LE FOTO Venerdì 20 novembre era giorno di preghiera, l'imam sin dal mattino è stato occupato nell'organizzare l'arrivo dei musulmani (“vengono da tutta Perugia e dai centri intorno”, spiega Qader) e la cerimonia. Sono 300 circa i frequentatori del centro religioso del capoluogo. Il sermone è stato ancora una volta di netta condanna degli attentati di Parigi e di “scomunica” per tutti i terroristi. Qader ha sempre preso pubblicamente posizione contro la violenza, ha promosso e messo in atto manifestazioni, preghiere interreligiose: occasioni per mettere in luce la “cultura della pace” che arriva dal “suo” Islam. C'è una costante, duratura collaborazione dell'imam di Perugia con le forze dell'ordine: giusto venerdì, mentre parlava col cronista, sono arrivati due uomini della Digos, in borghese, che per almeno venti minuti hanno conferito con Qader. E preso appunti. Contenuti top secret, la questura di Perugia - anche come effetto dell'innalzamento del livello di guardia - ha disposto un report giornaliero per tutti i centri e le associazioni islamiche. La comunità di Perugia - essendo la più longeva d'Italia e dell'Umbria ha una rete di conoscenze e contatti unica - ha sempre collaborato anche in passato nelle principali indagini sul terrorismo di matrice islamica. Articoli completi sulle comunità islamiche in Umbria nel Corriere dell'Umbria di sabato 21 novembre (CLICCA QUI)