Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Mirko, una vita a costruire chitarre: "E' mio modo di amare la musica"

Mirko Costantini mentre costruisce una chitarra

Giuseppe Silvestri
  • a
  • a
  • a

Ti arrampichi fin quassù e tutto pensi di trovare tranne un maestro del legno e del suono. Invece quando ormai si intravede il borgo di Collescipoli (Terni), poco prima di una curva a sinistra, una stradina bianca si tuffa nel bosco. Finisce dritta dritta contro un capannone. Dall'esterno ha tutta l'aria di essere il ripostiglio di un'azienda agricola o qualcosa del genere. Invece entri e si apre un mondo. Il mondo di Franz Liuteria Artistica. Che è un po' come quello di Amelie: favoloso. Nel senso letterale: una favola. Che fa più o meno così. C'era una volta Mirko Costantini... Nasce a Terni nel 1973, figlio di un artigiano che costruisce scarpe. Cresce e diventa un grande appassionato di musica. Studia col maestro Ialenti. Mentre sta preparando l'ultimo esame di conservatorio, proprio Ialenti, sapendo che le chitarre oltre che suonarle ama smontarle e modificarle, gli suggerisce di iscriversi alla Scuola dei maestri liutai e archettai di Gubbio. Due giorni dopo Mirko è già dall'altra parte della regione a cercare casa. Quattro anni di studi, poi un paio a Cremona per specializzarsi sui violini. Ma le chitarre sono la passione della sua vita “...e se vuoi saperle costruire - dice - ti devi per forza specializzare in Spagna”. Detto fatto. Gira la penisola iberica in largo e in lungo. Ed arriva al bivio: restare a lavorare all'estero oppure azzardare una scommessa nella sua Terni? Il richiamo della sua terra è troppo forte. Nasce la Franz Liuteria Artistica. Qui, sommerso da legno invecchiato e pezzi di elettronica, costruisce violini, ripara strumenti, ma soprattutto dà vita alla sua linea di chitarre che ha battezzato Kina. Perché si diventa liutai? “Alla base c'è una grande passione per la musica. Cominci da quello, ma se poi ti piacciono troppo gli strumenti, non puoi limitarti a suonarli. Ogni volta che ne costruisco uno è una gioia”. E quanti se ne costruiscono in una vita? “Per ora qualche centinaio, soprattutto chitarre. Con un processo particolare. Prima ho realizzato un prototipo al top per qualità sonora e bellezza. Poi pian piano ho cercato di individuare degli accorgimenti per poter abbassare il prezzo e renderlo alla portata delle tasche di tutti, senza intaccare le caratteristiche tecniche. Così è nata una chitarra che a parità di qualità costa più o meno la metà di quelle delle grandi case”. Perché quanto si spende per una chitarra di liuteria? “Si parte da 7-800 euro. A salire non ci sono limiti, come per il lusso. A me principalmente interessa che l'elevato standard del suono sia sempre lo stesso. Per l'estetica decide il cliente”. Ma la crisi non la sente? “No, il mercato è vivo. Sempre più persone ormai capiscono che un conto è uno strumento di una azienda che ne sforna 800 al giorno, un altro è un artigiano che lavora quattro settimane per costruire un oggetto solo per te. Ci sono due aspetti però da sottolineare. Il primo è l'abusivismo, che sicuramente abbassa la qualità del mercato e lo standard del lavoro. Poi i costi di eventuale personale. Se fossero accessibili, da me ci sarebbe posto per un paio di persone, ma con queste regole è impossibile...”. Chi suona le sue chitarre? “Un po' tutti, da semplici appassionati ad insegnanti, fino a professionisti del palco. Per un periodo, grazie ad un distributore, ho venduto tanto in Austria e Grecia, adesso sono più concentrato sul centro Italia: Lazio, Marche e ovviamente Umbria”. Ultima curiosità, ma un liutaio mentre lavora ascolta musica? “Io sempre. Cosa? Cure, Joy Division. I miei anni sono quelli”.