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Scandalo rifiuti, l'antimafia travolge anche il consorzio Gest

Alessandro Antonini
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Un'altra interdittiva antimafia. La terza. Stavolta colpisce ancora più al cuore il sistema dei rifiuti in Umbria, più di quanto non sia stato trafitto dall'inchiesta giudiziaria e dagli “addentellati” siciliani. Il provvedimento prefettizio arriva al colosso, al consorzio Gest. E' datato 6 novembre ed è firmato dal prefetto di Perugia Antonella De Miro. Composto da Gesenu al 70% e sue partecipate (Tsa al 18%, Sia 6%, Ecocave 6%), Gest svolge raccolta e smaltimento dal Trasimeno al Perugino passando per tutta la Media valle del Tevere, capoluogo compreso. Amministratore unico Silvio Gentile, ad di Gesenu, indagato dalla Dda di Perugia per associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti e inquinamento doloso. Un colosso, si diceva. Ventiquattro comuni della provincia di Perugia serviti per 375.839 abitanti, una gara europea (aggiudicata nel 2008 che scade nel 2024) da un miliardo e 81 milioni di euro in tutto. Gestisce gli impianti di Pietramelina, Borgogiglione, Olmeno e Ponte Rio, tutti al centro delle cronache passate e presenti. E' il core business di Gesenu, delle sue partecipate e ciò che dà da vivere, tra l'altro a tutti i 500 dipendenti. L'ennesima interdittiva non è un fulmine a ciel sereno. Nasce dalla partecipazione di Gesenu nel consorzio catanese Simco, i cui dipendenti sono risultati affiliati a Cosa nostra. E naturalmente dall'inchiesta della procura di Perugia e della forestale. Il presidente del collegio dei revisori dei conti dimissionario di Gesenu Pietro Pennacchi (nell'istruttoria viene dato conto di uno scontro tra Comune e privati sulle nomine del collegio) si è dimesso dalla stessa carica in Gest. Nel mirino della prefettura le richieste di informazioni antimafia per uno dei contratti dell'Ati 2 (da 20,3 milioni) e per quello del Comune di Massa Martana (6,7 milioni). L'atto, che di per sé risulta dovuto visto che la stessa Gesenu è presente per la stragrande maggioranza in Gest (direttamente e con le partecipate) arriva a pochi giorni dalla nomina dei commissari, che dovrebbero essere due o tre. Due le strade preconizzate: una è quella del commissariamento dell'intero livello societario, cda su tutti, l'altra è quella del commissariamento dei singoli appalti. La decisione spetta al prefetto De Miro. Confermata la volontà dei soci privati di affidarsi ad un trust privato. Se non se ne andranno dalla compagine, lo stesso palazzo Dei Priori (il socio pubblico è al 45%) è pronto ad uscire a sua volta. L'interdittiva a Gest rischia di paralizzare le entrate essenziali per la sussistenza di Gesenu e controllate. L'obbligo di accantonamento delle risorse derivate dai contratti pubblici previsto dalla legge rischia di strangolare le società. Col pericolo di risoluzione anticipata dei contratti di servizio. A quel punto dovrebbe essere l'Auri (ambito unico rifiuti e risorse idriche) a bandire la nuova gara europea. I Comuni umbri potrebbero unirsi per creare un soggetto di gestione per partecipare, ma le spinte centrifughe e i campanilismi rendono l'ipotesi una chimera. L'altro scenario è l'entrata di un colosso industriale del settore, una multiutility straniera o più probabilmente italiana, magari con appalti già in essere nel cuore verde. In prima fila c'è Acea (controllata al 51% dal Campidoglio con soci di minoranza Caltagirone, Suez, Norges bank) già presente in Umbra acque col 40%, subito dietro il romagnolo Hera che serve comuni di Emilia Romagna, Friuli e Marche. Entrate di società simili erano state ipotizzate in passato all'interno della stessa Gesenu in sostituzione dei privati, in particolare in occasione dei guai legali occorsi a Cerroni a cui si fa riferimento nella stessa intrerdittiva.