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Preti cacciatori, l'Aidaa attacca: "Fenomeno inaccettabile"

Roberto Minelli
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Non solo Don Luciano Bardesone, il prete cacciatore che ha in casa di fianco all'inginocchiatoio 8 fucili pronti a sparare. L'Aidaa (Associazione italiana difesa animali ed ambiente) è intervenuta sul fenomeno, definito "inaccettabile", dei preti che prima o dopo aver celebrato messa in Italia si dilettano nella caccia. Sono infatti almeno 230 i preti che sparsi in diverse regioni italiane (Piemonte, Lombardia, Umbria, Toscana ma anche seppur in minor misura in Calabria e Sicilia) che imbracciato il fucile vanno nei boschi a cacciare, in particolare "pare che i preti cacciatori abbiano la predilezione di cacciare il cinghiale e il fagiano". “Ma non è tutto - ha detto Lorenzo Croce presidente di Aidaa - oltre all'orrore di tenere in casa fucili pronti a sparare e di ammazzare animali nel bosco, pare che questi preti organizzino spesso delle tavolate a cui sono invitati anche vescovi ed altri prelati in cui si mangia la selvaggina, una vera orgia culinaria a base di cadaveri di animali che per noi è assolutamente inaccettabile”.