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Prostituzione, nuova ordinanza: ai clienti multa di 450 euro

Aldo Spaccatini
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Con una ordinanza il sindaco di Todi Carlo Rossini riprende la sua battaglia contro la prostituzione, un fenomeno che nel tuderte si manifesta, ormai da tempo, principalmente sulla Todi-Baschi. Nell'ordinanza il sindaco sottolinea come quello della prostituzione lungo la strada sia un problema grave sotto molteplici aspetti: oltre a quello legato alla moralità, c'è quello di ordine igienico sanitario ed infine quello dei pericoli che si creano alla circolazione stradale. Il sindaco rileva inoltre che dopo l'ordinanza emessa lo scorso anno il fenomeno aveva avuto una consistente flessione, che si era azzerata dopo che il provvedimento era scaduto. La sanzione prevista, anche per coloro che si fermano a parlare con le prostitute, per contrattare il prezzo della eventuale prestazione è di 450 euro ed è in atto fino al 23 marzo 2016. In effetti il problema della prostituzione sulla Todi Baschi esiste già da qualche anno e portò prima ad una raccolta di firme di cittadini della zona, e poi ad un intervento del vescovo, il defunto monsignor Decio Lucio Grandoni che produsse i primi controlli, soprattutto da parte dei carabinieri, e le prime multe. Prima nella scorsa legislatura con l'ex sindaco Antonino Ruggiano e poi in quella attuale, con Carlo Rossini, sono state emesse ordinanze per colpire soprattutto i clienti e quantomeno per contenere il fenomeno. Tutto sommato il risultato è stato raggiunto perché sono aumentate le sanzioni e i “clienti” sono diminuiti, limitando la presenza delle prostitute. Una volta scaduta l'ordinanza, segnala però Rossini, il fenomeno è vistosamente aumentato, di qui la necessità di riproporla. La scelta di perseguire soprattutto i clienti, messa in atto dai sindaci di Todi che si sono succeduti e rivelatasi vincente richiama alla mente un aneddoto risalente a qualche tempo fa: allora i carabinieri prelevavano le prostitute e le portavano alla stazione ferroviaria di Ponterio caricandole su un treno con l'obbligo di lasciare il Comune, ma le ragazze scendevano alla prima stazione chiamavano il taxi e si facevano riportare sul “posto di lavoro”.