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Solidarietà social per "Sara", ma istituzioni ferme: ecco la storia

Rosaria Parrilla
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I social spesso vengono gestiti in maniera offensiva, creando veri e propri casi di cyberbullismo. Eppure qualche volta capita anche che il loro utilizzo possa risultare positivo. Tutto è nato con il passaparola. Un incontro casuale, una confidenza di un momento difficile. E Maria Jimena Bon Palacios ha deciso che non poteva far finta di niente, doveva aiutare quella giovane madre con un figlio adolescente in difficoltà economiche. Così ha cercato aiuto tra i suoi amici e vista la sensibilità riscontrata ha deciso di utilizzare anche facebook, mettendo l'annuncio sulla pagina Perugia solidale e consapevole e condivisa anche da quella di Perugia: ieri, oggi, domani. Sara, nome di fantasia, da qualche anno ha perso il lavoro e nel frattempo si arrangia come può: pulizie, assistenza agli anziani. Vive con il figlio e sua madre che ha una pensione minima e già decurtata. Così si ritrova indietro con le rate del mutuo, non riesce a pagare il condominio, le bollette, neanche da mangiare. E per la richiesta di congelamento del mutuo avrebbe dovuto pagare almeno una delle 5 rate entro il 28 settembre. Per fortuna l'appello lanciato da Maria Jimena, insieme ad Antonio Lusi di Perugia solidale e consapevole e a Luca Cimaroli di Perugia: ieri, oggi, domani, in pochi giorni ha dato i suoi frutti. La parrocchia dove abita la donna ha dato dei viveri e le ha trovato un lavoretto. In tanti, in base alle proprie possibilità, hanno dato dei soldi, che hanno fatto sì di raccogliere 500 euro per poter saldare il debito con la banca, in modo tale da poter congelare il mutuo. Nel frattempo, un avvocato donna, che però preferisce l'anonimato, ha deciso di seguirla per due decreti ingiuntivi con patrocinio gratuito e le darà la possibilità di lavorare part time nel suo studio come segretaria. Una storia, quindi, di solidarietà che ha visto tante persone dare una mano a una perfetta sconosciuta. Con la parrocchia che ha fatto la sua parte, la Federconsumatori in prima fila ad aiutare Sara e la sua famiglia. Un meccanico che le ha sistemato la macchina, facendosi pagare soltanto il pezzo che andava sostituito. Mentre dalle istituzioni locali nessuna risposta. “La cosa da sottolineare e triste è proprio questa - dice Maria Jimena -: le istituzioni non hanno proferito parola. Eppure avevo contattato qualcuno, ma poi è sparito”. Intanto Sara può respirare un po' e riprendere in mano la sua vita con la speranza che le cose possono solo migliorare. I problemi economici non sono del tutto risolti. Ma piano piano qualcosa si muove. Ora chi ha cercato di darle una mano spera di poter raccogliere i soldi necessari per l'abbonamento dell'autobus al figlio. E la Federconsumatori vuole vederci chiaro e capire per quale motivo stanno decurtando la pensione minima (già ridotta per altre questioni) della mamma di Sara.