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Turisti (italiani) in aumento: alberghi ok, frenata per gli agriturismi

Massimo Duranti
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Nel rapporto annuale della Banca d'Italia sull'Umbria, recentemente presentato, nell'ambito del settore servizi, i capitoli riguardanti il turismo e la cultura - seppure alcuni dei dati prodotti sono piuttosto vecchi (anni 2011 e 2012 per le imprese della cultura, spesa per la cultura, strutture e visitatori) - andrebbero attentamente valutati da istituzioni e operatori del settore. In generale, per Banca d'Italia e Confcommercio c'è un miglioramento nella pur perdurante debolezza rispetto al fatturato nei due comparti commerciale e turistico. Nel turismo, secondo la Regione, l'anno passato c'è stato un risveglio, dopo due anni di calo, con crescite del 6% sugli arrivi, meno (1,6%) sulle presenze. Il dato negativo è che l'aumento è solo merito di turisti italiani. Altro dato strano, in controtendenza rispetto al passato recente, il 3,7% di questa crescita riguarda gli esercizi alberghieri (ma di 4 o 5 stelle, strutture che hanno abbassato, in realtà, i prezzi ed anche ampliato i servizi predisponendo anche pacchetti) e solo lo 0,65 % le altre strutture. Se non andiamo errati rientrano in questo ambito gli agriturismi, residenze d'epoca ecc. che, appunto, sembrava tendessero sempre più ad essere in concorrenza con i tradizionali alberghi. Forse l'inversione attiene al fatto che, spesso, queste strutture, mediamente di buona-ottima qualità, si avvicinano, talvolta superano, le tariffe degli alberghi. Conclusioni: bisogna spingere sulla promozione verso il turismo straniero, sperando al riguardo che la recente apertura di nuove linee aeree oltre quella fecondissima di Londra, sia uno dei veicoli di nuovi flussi turistici dall'estero, ma occorre sviluppare molto il turismo religioso dall'estero e quello culturale con proposte mirate. Tutto ciò, tanto più che la spesa degli stranieri è aumentata del 6,7%, il doppio rispetto alla media nazionale. Di più, i dati dicono che gli stranieri che vengono in Umbria, lo fanno proprio per le nostre città d'arte e in misura doppia rispetto alla media nazionale delle motivazioni spendendo mediamente 90 euro precedentemente 74, ma la media italiana è più alta: 119 euro. Arriviamo ai musei, monumenti e aeree archeologiche. Per chi non lo sapesse, in Umbria ci sono 175 strutture attive, quasi il 4% del totale Italia. Se ogni milione di abitanti in Italia hanno mediamente 76 strutture, noi umbri ne abbiamo ben 198 e molto diffuse sul territorio. Dette strutture impiegano circa 3.300 addetti (l'1,3% del complesso: un po', ma non troppo sotto la media italiana). Questi occupati sono aggregati in ben 1.253 imprese (probabilmente troppe). Dopo la Toscana siamo la seconda regione per numero di siti aperti in rapporto ai Comuni. Anche in questo caso ci sono dati contraddittori. Da una parte gli introiti dalla vendita di biglietti delle strutture museali e dintorni, segna un +18,1% rispetto alla media italiana del 6,9%, recuperando così le quote ante crisi, dall'altra il numero di visitatori (ma il dato è vecchio, come diciamo all'inizio, essendo riferito al 2011) è di meno di 1,5 milioni (l'1,4% del totale nazionale), calcolandosi una media di solo 9.000 visitatori, mentre in Italia se ne contano 23.000. Ma questa media umbra è un dato poco significativo perché abbiamo siti molti piccoli e spesso sperduti, visitati da pochi appassionati, e il confronto con la Galleria Nazionale dell'Umbria appare impari. Occorrerà allora leggere i dati disaggregati per verificare come hanno funzionato le strutture maggiori. Turismo e cultura, soprattutto in Umbria, debbono camminare insieme. Le potenzialità dei nostri beni culturali sono notevoli, ma c'è poca rete fra di loro e soprattutto non sono inserite nei grandi itinerari. Lo sforzo deve essere quello di una maggiore promozione internazionale, magari mirata a certi target e offerte di pacchetti integrati.