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Museo diocesano a rischio chiusura

Benedetta Pierotti
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L'annuncio della possibile chiusura del museo diocesano di Gubbio (ora gestito dalle operatrici del Museo dell'Emigrazione Conti di Gualdo Tadino per volontà dei canonici che sono ancora i gestori del Palazzo dei Canonici che custodisce la Grande Botte) è arrivato durante l'intitolazione di una delle sale a don Marrani. Una doccia fredda in un giorno di festa che farà sicuramente discutere. Sono stati monsignor Mario Ceccobelli e il dottor Silvestri, parente di don Marrani, a scoprire la targa di intitolazione della sala studio della biblioteca diocesana Fonti in via Federico da Montefeltro, attigua al museo diocesano ed al vescovado. Una cerimonia molto partecipata, cui hanno partecipato anche i familiari di monsignor Otello Marrani arrivati da Ripa per assistere al gesto della diocesi eugubina. Marrani, scomparso nel 2001, ha riordinato gli oltre 10mila volumi della biblioteca del seminario e curato l'inventario dei 20mila volumi della biblioteca 'Fonti'. Ad introdurre l'impegno di don Otello sono stati don Ubaldo Braccini, archivista emerito, Anna Maria Trepaoli direttrice dell'Archivio diocesano, Maria Grazia Marchetti presidente della Fondazione 'Lungarotti', Paolo Salciarini, responsabile Ufficio Beni Culturali durante la conferenza "La grande Botte dei Canonici vicende, documenti e curiosità di uno dei simboli più particolari della storia della diocesi e della città di Gubbio" in cui l'archivista Anna Radicchi ha sviscerato atti e documenti dell'archivio diocesano in cui la Botte è citata, la più grande d'Europa, poteva contenere 387 barili (oltre 20mila litri), che ne attestano la presenza già nel XV secolo, citata per la prima volta nel 1526 nei registri contabili. Lungarotti ha citato l'esperienza del Museo del vino a Torgiano, in cui cultura del buon bere si unisce all'amore per la cultura.