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Sagre: la legge regionale punta sulle tipicità ma i Comuni dicono no

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Alessandro Antonini
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Norme troppo dure e per molti Comuni inapplicabili. Regole definite da molti amministratori e rappresentanti delle stesse manifestazioni “poco chiare”, per le quali urgono interpretazioni “autentiche”. I tempi stringono, i primi eventi sono alle porte. La nuova legge regionale sulle sagre e le feste popolari rischia di mettere a rischio numerose manifestazioni. Seicento l'anno quelle interessate. Scritta anche per venire incontro alle richieste dei ristoratori, giovedì è stata rivoltata come un calzino dai funzionari delle amministrazioni locali (i Comuni dovranno stilare i regolamenti territoriali. Come una mannaia ci sono le sanzioni (da mille a seimila euro) che verranno applicate in caso di mancato rispetto degli articoli della nuova legge. L'appuntamento era alla sede Anci dell'Umbria, ore 9. I lavori sono stati aperti dall'amministratore di Villa Umbra, Alberto Naticchioni, che ha ricordato la successiva giornata formativa dedicata alla nuova legge regionale che disciplina le sagre e feste popolari che si terrà mercoledì 18 marzo alle 18,30 nella sede di Pila della Scuola di pubblica amministrazione. LEGGI Sagre, dalla Commissione via libera al regoamento Coordinati da Giovanni Moriconi per la Regione Umbria, sono intervenuti Cristian Betti, sindaco di Corciano e coordinatore della commissione commercio Anci Umbria e Francesco Nesta della Regione. L'incontro è stato concluso da Francesco Fiorelli, Unpli Umbria, che è intervenuto sul disciplinare di selezione e assegnazione del premio “Sagra eccellente dell'Umbria” (10mila euro il premio). Ma sono state le tante richieste di chiarimento a tenere banco. Uno dei punti più discussi, l'obbligo di offrire - per essere inseriti nel calendario delle sagre - almeno il 60% del menù sulla tipicità a cui si riferisce la sagra stessa (solo quelli tradizionali inseriti nell'elenco regionale o comunque Dop, Igp, Doc). E di utilizzare sempre nella quota del 60% i prodotti tipici (filiera corta, chilometri zero e di qualità) per la preparazione delle cene. Molti esponenti di associazioni e proloco chiedono deroghe in questo senso. Ma la legge parla chiaro. Un “escamotage” potrebbe essere ampliare la dicitura della festa, inserendo altri prodotti tipici (esempio: “sagra del tartufo, della pasta e del dolce umbro”). LEGGI Sagre, un logo certifica quelle tipiche Dove non si scappa è sul limite di somministrazione di cibo di dieci giorni consecutivi. In questo caso ad essere penalizzate sarebbero le feste paesane, dove si mangia spesso solo nei week end e non durante la settimana. Non vengono computati i singoli giorni di stand: tutto deve esaurirsi nell'arco dei dieci giorni di cui sopra. Qui la scappatoia potrebbe essere tutta formale: invece di un'unica manifestazione, si ovvierebbe con l'alternarsi di feste diverse (con diversi soggetti gestori). La cosa già accade, in diverse zone dell'Umbria, e su questo le associazioni dei ristoratori avevano picchiato duro. Le polemiche sono solo all'inizio. Altro nodo, la dotazione di addetti alla sicurezza nel rispetto degli obblighi del settore. Non potranno essere più solo semplici membri delle associazioni promotrici, dovranno rientrare nell'albo degli addetti alla security registrato in prefettura. Molti piccoli Comuni verrebbero nei fatti messi in ginocchio. Per non parlare della necessità di individuare spazi idonei per i parcheggi onde non intralciare il traffico. Stop cioè a aree sosta non regolamentate (in luoghi non deputati o lungo le strade). Dopo un confronto anche aspro, si è aperto alla possibilità di “derogare” alla legge ma solo in alcuni casi. Questo perché, hanno detto Moriconi e Nesta, in fase di prima applicazione delle norme verranno valutati tutte le fattispecie. Dopo un anno la stessa legge apre ad una possibile revisione in base alle eventuali problematiche che verranno riscontrate.