Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Mafie in Umbria, allarme della Fondazione Caponnetto: pericolo sottovalutato

Andrea Niccolini
  • a
  • a
  • a

La Fondazione Antonino Caponnetto ha presentato domenica sera al Teatro di Tuoro sul Trasimeno il report sulla Mafia in Umbria 2015. "Non si può non notare - scrive la Fondazione - che i segnali presenti da tempo in Umbria sono probabilmente stati sottovalutati, confidando nel fatto che tale territorio, storicamente non mafioso, possedesse un tessuto sociale in grado di respingere i tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata. Diversi fattori devono essere presi in considerazione. I primi contatti sono avvenuti con tutta probabilità attraverso soggetti appartenenti a organizzazioni criminali inviati in Umbria in soggiorno obbligato". Per la Fondazione Caponnetto "scelgono l'Umbria sodalizi mafiosi in fuga od in cerca di silenzio per la tranquillità che tale territorio offre e per la facilità nel riciclaggio del denaro sporco. Inoltre il dramma del terremoto ha permesso ad imprese mafiose provenienti da altre regioni di infiltrarsi nella ricostruzione. A preoccupare negli ultimi anni è soprattutto la possibilità e la capacità delle mafie italiane di realizzare sodalizi affaristici anche con le mafie straniere presenti sul territorio". "Altro fattore di debolezza è la propensione al consumo delle droghe da una parte della popolazione. Ciò comporta, oltre agli inevitabili problemi di gestione sociale del problema il finanziamento diretto delle organizzazioni criminali organizzate mafiose e non da parte dei consumatori spesso vittime di overdose. Idem per quanto riguarda una certa propensione al gioco. Anche quest'anno le relazioni della Dna e quella della Dia si sono occupate della situazione in Umbria. In particolare la Dna nel periodo in esame della relazione considera la 'ndrangheta come sodalizio autonomo composto quasi esclusivamente da calabresi residenti in Umbria da oltre un decennio con contatti con la terra di origine ma che agiscono in via esclusiva in Umbria. Nelle relazioni si trovano ulteriori conferme dei vari ceppi mafiosi e/o criminali organizzati italiani e stranieri dediti alle varie attività tipiche che vanno dallo sfruttamento della prostituzione, alla tratta degli esseri umani, al traffico di rifiuti, al riciclaggio, alla droga ed alle estorsioni". "Oggi come - conclude la Fondazione - si evince dal suddetto report la situazione in Umbria è assolutamente da non sottovalutare in alcun modo. Il rischio che questa bellissima terra corre è quello di venire colonizzata dalle organizzazioni criminali mafiose e non. Rischio concreto. L'elenco parziale delle principali operazioni e di alcuni fatti significativi deve risvegliare in noi la massima attenzione, così come le relazioni della Dna e della Dia. Il fatturato plausibile delle varie organizzazioni criminali è stimabile per l'Umbria tra i 2 ed i 3 miliardi di euro, prendendo come base il fatturato nazionale pari a c.a. 200 miliardi". GRUPPI CRIMINALI TRACCIATI SUL TERRITORIO UMBRO Gruppi campani: casalesi - clan Di Caterino, clan Ucciero, clan Schiavone. camorra - clan Terracciano, clan Gallo, clan Magliulo, clan Fabbrocino. Gruppi calabresi: clan Pollino, clan Mancuso, clan Molè, clan Bellocco, clan cutresi del grande aracri, clan Farao Marincola, clan Morabito oltre ad altri gruppi. Gruppi siciliani: cosa nostra - di Carini, di Agrigento, di Caltanissetta, di Trapani, i Palermo. stidda- di Caltanissetta. Gruppi laziali: mafia capitale, magliana. Gruppi pugliesi: scu. Gruppi stranieri: vari ceppi criminali organizzati di: albanesi, nigeriani, rumeni, nordafricani, cinesi, colombiani.