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Nascite a picco, più decessi: il dato fa scattare l'allarme

Alessandro Antonini
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Un basso tasso di natalità e un alto tasso di mortalità. Peggio del Belpaese, nonostante l'anno scorso abbia fatto registrare il picco più negativo (509 mila le nascite nel 2014, cinquemila in meno rispetto al 2013, il livello minimo dall'Unità d'Italia). L'Umbria anche nel 2014 continua a sforare in negativo le medie nazionali e delle macroaree, con poche regioni che sul fronte degli indici demografici fanno peggio del cuore verde. E' quanto emerge dalle tabelle comparative del rapporto pubblicato dall'Istat. Si nasce poco e si muore molto. Sul fronte bebè siamo a quota 7,9 per mille residenti, la media italiana è di 8,4, quella del centro dell'8,2. Mortalità all'11,2 per mille (Italia a 9,8, centro 10,2). Il cosiddetto tasso di incremento naturale in Umbria è a -3,3 (Italia a -1,4, centro a -2), che diventa di -1,4 con l'aiuto degli immigrati. Ma anche l'indice di fecondità delle donne straniere residenti in Umbria è più basso della media nazionale: 1,63 contro 1,97 (centro 1,74). La conseguenza è che se popolazione cresce debolmente a livello nazionale (0,4 per mille), l'Umbria (-1,4) assieme alle Marche (-2,5) affossano la media delle regioni del centro e ribaltando il dato della crescita del Lazio (+3,3). Sulla speranza di vita il cuore verde resta sopra la media nazionale sia sugli uomini (80,2 anni Italia, 80,6 Umbria) ma soprattutto sulle donne (84,9 Italia, 85,6 Umbria). Il saldo migratorio nel 2014 si è allineato con la media nazionale (1,9 per mille residenti), però con meno attrattività verso l'estero (quota 2 per mille, Italia a 2,3, centro 3,4) e un saldo migratorio interno dello 0,1 (nord e centro intorno a quota 1). La regione “piace” di meno ai non autoctoni, stando a questi dati. Anche se la percentuale di stranieri residenti continua ad essere alta: 11,3 per cento contro l'8,3 nazionale. La fascia d'età degli ultraottantacinquenni in Umbria è più nutrita che nello Stivale (24,5 contro il 21,7%), sotto la media invece le fasce 1-14 e 15-64 anni. Indice di vecchiaia al 188% (Italia 157,3), età media 46 anni (Italia 44,4). L'indice di dipendenza strutturale è a quota 60 (Italia 55,2), quello di dipendenza anziani a 39,2 (Italia 33,7). Il primo è il rapporto tra popolazione in età “non attiva” (0-14 anni e 65 anni e più) e popolazione in età “attiva” (15-64 anni), moltiplicato per 100, il secondo relaziona solo gli ultra sessantacinquenni e gli attivi (15-64), sempre percentualizzando. Indici alti indicano una maggiore carico della popolazione “improduttiva” sulla popolazione che “produce”. Tradotto: peso che l'Umbria si porta dietro fa male (soprattutto all'economia) e aumenta sempre di più.