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Liste d'attesa, si accorciano i tempi: posti letto, taglio vicino al 20%

Alessandro Antonini
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Liste d'attesa, prosegue l'inchiesta sugli ultimi monitoraggi interni delle strutture sanitarie pubbliche. Dopo le Asl, l'attenzione si concentra sulle aziende ospedaliere. Con una novità: sia quella di Perugia che quella di Terni hanno aggiornato i dati al gennaio 2015, mentre le aziende sanitarie locali sono inspiegabilmente ferme (almeno fino allo scorso 12 febbraio, quando è stata pubblicata la prima parte del servizio - ndr.) tra il terzo e il quarto trimestre del 2014. Nella fattispecie perugina, l'entrata in funzione del piano straordinario della Regione per abbattere i tempi si fa sentire. Qui Perugia Il Santa Maria della Misericordia indica solo i tempi di attesa previsti nelle prestazioni specialistiche non inserite nei “rao”, i raggruppamenti di attesa omogenei, dove si presume sia certificato il rispetto dei tempi indicati da sistema sanitario nazionale (la dicitura assicura che si sta dentro i tempi di attesa delle singole priorità). Per il resto quasi tutto è nei tempi, con scarti in positivo anche di rilievo. Per una visita endocrinologica il tempo di attesa previsto è di 30 giorni e realmente se ne attendono 22, appunto al mese di gennaio: otto sotto il tetto, dunque. Per un'audiometria il tempo massimo è di 60 giorni, la lista ne riporta 41. Record positivo per la visita oncologica (30 giorni attesa massima): se ne attendono solo 3. Non viene erogata la prestazione del fondo oculare. La visita pneumologica invece sta sopra i tempi di attesa previsti dall'azienda (30 giorni anche in questo caso): ne conta 34. Tempi rispettati anche per le Tac, dove nelle varie specialità bisogna aspettare 24 giorni a fronte di un tetto massimo di 60. Idem per le risonanze magnetiche, in gran parte rientranti nei “rao”. Per la “body” (quella del busto) si aspettano 15 giorni, quanto il tetto previsto è di due mesi. Altro record l'ecografia capo e collo: 3 giorni di attesa, 60 il tempo massimo fissato. L'azienda perugina ha anche computato i tempi di attesa dei ricoveri. Qui il dato è fermo al terzo trimestre 2014. Per i ricoveri a trenta giorni se ne attendono mediamente 38 per gli interventi chirurgici dei tumori alla prostata (i tempi rientrano notevolmente per i ricoveri a 60 e 180 giorni). Trentuno i giorni di attesa per gli interventi di protesi d'anca che dovrebbero essere svolti in trenta giorni. Anche in questo caso il dato rientra notevolmente nella tempistica più allargata. Gli interventi di riparazione dell'ernia inguinale nella sezione “ricoveri entro 12 mesi” fanno registrare 376 giorni di attesa media. Qui Terni Secondo i dati aggiornati a gennaio 2015, anche in questo caso si notano molte prestazioni rientranti nei “rao”, frutto dell'entrata in funzione del piano straordinario di palazzo Donini. Senonché per una visita endocrinologica bisogna attendere 56 giorni, idem per una pneumologica. Venti giorni per le varie tomografie assiali computerizzate (Tac) e per la visita ginecologica. Record (positivo) assoluto per le visite oncologiche: un solo giorno di attesa. Meno posti letto Intanto, sul fronte dei posti letto, l'Umbria (che a oggi sta sotto la soglia e non ne deve tagliare più contrariamente ad altre regioni ma solo riconvertire alcune specialità - ndr.) risulta una delle regioni che negli ultimi tre lustri ha tagliato di meno. I dati sono relativi alla fascia temporale 2000-2013 e riguardano i posti letto pubblici e privati. Si è passati da 3.977 a 3193. Meno 19,7%. La media nazionale è di una riduzione del 24%. Analizzando il dato dei posti letto a livello nazionale si registra in Italia dal 2000 al 2013 una diminuzione del 24% pari a meno 71.233 letti. Ma non basta; dai nuovi standard ospedalieri approvati l'anno scorso dalla conferenza Stato-Regioni, ci si aspetta un'ulteriore riduzione di circa 3.000 letti nei prossimi anni. Una dieta che ha portato il Servizio sanitario nazionale a disporre nel 2013 di 224.576 letti per acuti e lungodegenza con un rapporto di 3,8 letti per 1.000 abitanti, un target molto vicino al limite imposto dai nuovi standard ospedalieri di 3,7 letti ogni 1000 abitanti. Il cuore verde è a posto con un dato di 3,6. Nello specifico la Regione che in percentuale ha eliminato più letti è la Calabria (-40,7%) seguita dalla Sardegna (-35,4%), dalla Puglia con il -33,5% e dal Lazio (-31,5%).