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Spending review, quattro diocesi a rischio soppressione

Roberto Minelli
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Torna d'attualità in maniera prepotente il futuro della diocesi di Assisi-Gualdo Tadino-Nocera Umbra, ma anche quello di almeno altre tre “province” della Chiesa regionale. A riaccendere l'interesse è stato un articolo apparso su “Il Fatto Quotidiano” nel quale si fa riferimento al progetto di riduzione delle 222 diocesi della Conferenza episcopale italiana con l'abolizione di 36 sedi al di sotto dei 90mila abitanti. Fra queste, appunto, ci sarebbe anche Assisi, che conta 88.630 abitanti e 62 parrocchie. Quella che fa riferimento alla città serafica non sarebbe però l'unica sede vescovile a essere interessata dal progetto di spending review; in ballo ci sarebbero anche Città di Castello (60.712 abitanti e 60 parrocchie), Foligno (66.442 abitanti e 39 parrocchie), Gubbio (53.013 abitanti e 39 parrocchie). Salve, diciamo così, sarebbero dunque Perugia-Città della Pieve, Terni-Narni-Amelia, Spoleto-Norcia e Todi-Orvieto, tutte con più di 90mila abitanti, che di fatto sarebbero destinate a crescere per effetto di fisiologiche aggiunte di territori provenienti dalla sedi vescovili cancellate. In questo quadro sostanzialmente definito sulla carta ma che attende una serie di passaggi istituzionali all'interno degli organi di governo vaticani e di rappresentanza dei vescovi italiani, Assisi potrebbe comunque continuare a mantenere una sua centralità - e forse addirittura vederla accresciuta - grazie all'istituto della cosiddetta “prelatura territoriale”. Alla città di San Francesco, così come è già in essere a Pompei e Loreto, verrebbe riconosciuta una sorta di esclusività, individuandola come un'enclave da non comprendere all'interno di alcun confine territoriale. In effetti, caratteri per essere considerata “speciale” Assisi ne ha a iosa. A cominciare dal fatto che è la città natale del patrono d'Italia, oltre all'unicità delle sedi religiose, senza dimenticare tutto ciò che, in termini di amministrazione dei sacramenti e liturgie, comporta la presenza ogni anno di centinaia di migliaia di fedeli che arrivano nei luoghi francescani da ogni parte d'Italia e del mondo. Per le altre diocesi a rischio, si tratterà soltanto di capire a quale sede vescovile si dovrà fare riferimento.